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28 giugno 2006

In Algeria e Israele primi gioielli umanità'

PRIMI SEGNI CULTURA FORSE DA ANTICIPARE A 100.000 ANNI FA (ANSA-AFP) - WASHINGTON, 23 GIU - Perle ricavate da conchiglie che risalgono almeno a 100.000 anni fa potrebbero essere i gioielli piu' antichi dell'umanita', secondo uno studio pubblicato oggi negli Stati Uniti dalla rivista americana Science I gioielli sono di 25.000 piu' antichi di pezzi analoghi trovati due anni fa nell'Africa del Sud.
''Il nostro studio sostiene la teoria secondo la quale gli uomini in Africa hanno sviluppato comportamenti considerati moderni in un'epoca molto lontana'' ha detto Francesco d'Errico,membro del Centro nazionale delle ricerca scientifica e ricercatore dell'Istituto della preistoria e di geologia quaternaria dell'Universita' di Bordeaux e coautore dello studio pubblicato da Science.
Le perle sono state trovate tra il 1930 e il 1940 in Israele e in Algeria. Le due perle trovate in Israele risalgono al minimo a 100.000 anni fa, quelle in Algeria a 90.000. Finirono dimenticate nei musei a Londra e a Parigi e solo di recente, in occasione di uno studio delle collezioni, sono state ritrovate e datate.
Secondo lo studio le conchiglie lavorate per ricavarne delle pietre sono state ritrovate lontano dal mare particolare che fa supporre che sono state portate deliberatamente nei luoghi dove sono state ritrovate.
Sinora gli scienziati pensavano che i primi segni della cultura umana erano apparsi fra i 35.000 e i 40.000 anni fa quando gli uomini sono arrivati in Europa. ''I gioielli esprimono probabilmente numerosi aspetti dell'identita' sociale e culturale dell'uomo e gli archeologi concordano nel ritenere che le parure personali sono una delle espressioni piu' importanti della cultura umana moderna'' ha detto Marian Vanhaeren, dell'University College di Londra, coautrice dello studio.(Fonte:ANSA)

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22 giugno 2006

Archeologia: volto di 38 secoli fà ricostruito al computer

MUMMIA SCANNERIZZATA DA SCIENZIATI GIAPPONESI (ANSA) - TOKYO, 22 GIU - Torna in vita grazie ai miracoli della computer grafica il volto dell'egiziano Sinuhe, il guerriero immortalato nel celebre romanzo dell'antichita' 'Le avventure di Sinuhe'.
Un gruppo di scienziati giapponesi, appartenenti al Dipartimento di egittologia dell'universita' Waseda di Tokyo, e' riuscito a ricostruire al computer il viso del guerriero vissuto piu' di 3.800 anni fa. I ricercatori hanno raggiunto questo risultato partendo dalla mummia, scoperta lo scorso anno in Egitto nel sito archeologico di Dahshur.
Il viso digitalizzato rappresenta un uomo di circa 45 anni, occhi affusolati, pelle scura e labbra carnose. La mummia e' stata scannerizzata con sofisticate apparecchiature, che, assieme a un'accurata ricostruzione storica, hanno permesso la riproduzione dei tratti somatici dell'uomo.
Sinuhe, immortalato anche in un colossal hollywoodiano del 1954, fu un generale egiziano vissuto intorno al 1750 avanti Cristo. Le uniche informazioni storiche sul suo conto, che ne confermano l'identita' e la posizione sociale, provengono da alcune iscrizioni presenti sulla maschera, ritrovata ancora intatta sul volto della mummia.
Non e' la prima volta che si fa ricorso alla computer grafica per riprodurre le sembianze di personaggi vissuti nell'antico Egitto: lo scorso anno era toccato alla mummia del ben piu' noto faraone Tutankhamon, del quale per la prima volta, grazie al trattamento digitale, fu possibile conoscere i tratti somatici a 3 millenni dalla morte. (Fonte: ANSA).

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16 giugno 2006

Archeologia: A caccia della capitale perduta degli INCA

UNA SPEDIZIONE SPAGNOLA PARTE ALLA RICERCA DI VILCABAMBA (ANSA) - MADRID, 16 GIU - Partira' dalla Spagna una spedizione archeologica con l'obiettivo di riportare alla luce quella che gli studiosi ritengono sia Vilcabamba la Grande, la capitale perduta dell'ultimo regno Inca.
Le ricerche storiografiche e le spedizioni dell'equipe di specialisti spagnoli, nella foresta del Peru', sono durate gia' otto anni, prima di arrivare alla conclusione che ci sono molte probabilita' di essere prossimi ad uno dei ritrovamenti archeologici piu' importanti del secolo.
L'antica citta' Inca divenne nel XVI secolo il baluardo dell'insurrezione indigena contro l'invasione spagnola, dopo che il sovrano Manco Inca vi si era rifugiato per contrastare la dominazione straniera. In quel periodo il galiziano Juan Diaz de Betanzos tento' di mediare un accordo tra la corona spagnola e il regno locale, e le sue cronache sono servite ora di base alla ricerche storiografiche del progetto di Del Valle.
Nel 1572 il successore di Manco Inca, Tupac Amaru, di fronte all'imminente e ormai inevitabile conquista da parte delle forze spagnole, dette tuttavia l'ordine di bruciare e abbandonare la citta' che scomparve dalle cronache e dalla storia del mondo.
Vilcabamba venne infatti dimenticata per quattro secoli, fino alle prime esplorazioni nel Novecento che tentarono inutilmente di ritrovarne le tracce. Nel frattempo era stata fondata Vilcabamba la Nueva in una zona piu' accessibile.
La spedizione spagnola avrebbe ora individuato le rovine di Vilcabamba, la cui tragica storia e i misteri che la circondano continuo ad attrarre l'attenzione di ricercatori di vari paesi, nella regione peruviana di Cusco, in una zona impervia sulla cima di una montagna a circa 80 km da Machu Picchu, nascoste sotto una fitta selva.
''Crediamo di aver determinato il luogo dell'insediamento confrontando i dati della cronaca dell'epoca con le rilevazioni topografiche'' ha spiegato Del Valle, storico galiziano a capo della spedizione, in una conferenza stampa a Santiago de Compostela per annunciare la nuova spedizione che partira' tra alcune settimane e restera' nel paese latino americano fino a missione compiuta.
''Nella passata spedizione abbiamo realizzato un sopralluogo della zona in collaborazione con l'archeologo Luis Guevara, dell'Istituto Nazionale di Cultura del Peru''' continua del Valle.
''Adesso il nostro obiettivo e' ripulire l'area, di circa 15.000 metri quadrati, confermare il ritrovamento e iniziare a riportare alla luce le antiche rovine''. (Fonte: ANSA)

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14 giugno 2006

USA: Chicago; arriva Tutankhamen, via mummia da ufficio

APRE MOSTRA-EVENTO EGIZIANA, TOP MANAGER DEVE CEDERE 'TROFEO' (di Marco Bardazzi) (ANSA) - WASHINGTON, 26 MAG - Arriva Re Tut e a Chicago un top manager amante dell'Egitto e' costretto a rinunciare alla mummia che esponeva orgoglioso in ufficio. L'apertura in grande stile nella citta' americana di una mostra-evento dedicata al faraone ragazzino Tutankhamen, e' stata accompagnata da un braccio di ferro che ha visto soccombere un potente sponsor dell'evento, sotto la minaccia da parte del responsabile delle antichita' egiziane di far saltare tutto.
Chicago da giorni vive nella febbre per l'attesa di 'Tutankhamen e l'eta' d'oro dei faraoni', una mostra che sta portando negli Usa i tesori del celebre sovrano a 28 anni dall' esibizione al Metropolitan Museum di New York che fece esplodere la Tut-mania in America. Oltre 195.000 biglietti sono stati venduti in anticipo dal Field Museum in vista dell'inaugurazione odierna della mostra.
Ma l'esordio di Re Tut e' stato movimentato. Nel giorno dell' inaugurazione, un'ottantina di manifestanti provenienti da chiese copte-ortodosse dell'area di Chicago hanno dato vita a una protesta davanti al museo, chiedendo piu' liberta' religiosa per i cristiani in Egitto. La vigilia, poi, e' stata caratterizzata da uno scontro tra Zahi Hawass, responsabile dei reperti archeologici del governo egiziano, e John Rowe, potente amministratore delegato della Exelon, un colosso energetico di Chicago.
Hawass, noto per le sue battaglie internazionali a difesa dei tesori egiziani, al suo arrivo nei giorni scorsi nella citta' americana ha scoperto che il numero uno della Exelon - uno dei maggiori sponsor della mostra - possiede un sarcofago di 2600 anni fa e lo tiene esposto nel proprio ufficio, in un grattacielo nel centro di Chicago. L'alto funzionario egiziano ha gridato allo scandalo e ha intimato che il reperto fosse consegnato al Field Museum o restituito all'Egitto.
Le parole di Hawass hanno un certo peso - Time lo ha appena definito una delle 100 persone piu' influenti del mondo - e le sue campagne si sono rivelate incubi per molti musei in vari continenti. Anschutz Entertainment, l'organizzatore dell'evento di Chicago, ha temuto un disastro di pubbliche relazioni proprio al momento dell'inaugurazione della mostra, visto che Hawass minacciava di riportare a casa i cimeli di Tutankhamen se il manager non cedeva.
Dopo intense trattative, giovedi' sera Rowe ha dichiarato la resa e ha ''offerto il pezzo al museo, come prestito a tempo indeterminato'', ha detto una portavoce della Exelon. ''John ama il Field Museum - ha aggiunto - ed e' felice di condividere il cimelio''.
Hawass, soddisfatto, si e' goduto la vittoria: ''Sara' una lezione per tutti per imparare che questi oggetti non devono stare in una casa o in un ufficio, dovrebbero essere nel loro paese d'origine o in un museo''. Per Rowe pero' non e' finita, perche' il funzionario egiziano ha aggiunto di aver saputo che il manager ha una collezione di pezzi archeologici a casa, tra cui alcuni provenienti dall'Egitto, e ha promesso ''un'altra battaglia con il signor Rowe''.
Nel frattempo, mentre la folla prende d'assalto la grande mostra dei tesori del faraone, Hawass si prepara ad altri scontri negli Usa. Nel mirino del funzionario c'e' ora il museo di St.Louis, al quale l'Egitto aveva imposto di restituire entro il 15 maggio scorso una maschera funebre dell'anno 1550 avanti Cristo, che le autorita' del Cairo ritengono rubata. I responsabili del museo americano si sono detti convinti di essere i legittimi proprietari e Hawass ha preannunciato azioni legali e di pubbliche relazioni contro di loro. ''E' un caso molto importante - ha detto - e sto pensando di andare a St.
Louis, convocare una conferenza stampa e rendere la loro vita un inferno''.
(Fonte: ANSA).

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12 giugno 2006

Esperto GB: nessuna piramide sotto collina di Visocica

Si tratterebbe solo di formazione naturale Sarajevo 6 giu. (Ap) - Non esiste alcuna piramide in Bosnia: lo ha affermato il preisidente dell'Associ9azione Archeologica Europea, il britannico Antghony Hardin, il quale ha negato che la collina di Visovica possa nascondere al suo interno i resti di una piramide, come ritenuto da alcuni esperti; si tratterebbe invece di una semplice struttura naturale se pure di forma curiosa.
Gli scavi archeologici nella collina che sovrasta la località bosniaca di Visoko, erano inziati il 14 aprile scorso, a caccia di quella che potrebbe rivelarsi la prima piramide mai ritrovata sul suolo europeo. I rilievi iniziali mostravano infatti che la collina di Visocica è formata da pendii regolari inclinati a 45 gradi, orientati verso i quattro punti cardinali e con una sommità piatta, non diversamente da quanto accade in alcuni punti del Sudamerica.
I primi scavi hanno portato alla luce un ingresso lastricato e alcune gallerie che potrebbero collegare Visocica ad altre due colline circostanti più piccole, e che secondo le immagini satellitari potrebbero anch'esse essere due piramidi parte di un unico complesso archeologico.
(Fonte: APCOM)

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07 giugno 2006

Bosnia: Piramidi di Visoko, team Unesco per svelare mistero

(ANSA) - SARAJEVO, 5 GIU - L'Unesco inviera' in Bosnia, a Visoko, un team di esperti per aiutare il progetto di ricerca riguardante la presunta prima piramide europea e stabilire ''di che cosa esattamente si tratta''. Lo ha annunciato il direttore generale dell'organizzazione dell'Onu, Koitchiro Matsuura, in un' intervista al quotidiano di Sarajevo Dnevni Avaz.
Secondo le tesi di un ricercatore indipendente, Semir Osmanagic, ritenute impossibili dagli archeologi 'ufficiali', la valle di Visoko, una trentina di chilometri a nord di Sarajevo, nasconderebbe tre piramidi, da lui chiamate del Sole, della Luna e dei Draghi, costruite da una civilta' scomparsa, del tutto simili a quelle egiziane o del Messico.
Un geologo egiziano, Aly Abd Barakat, inviato in Bosnia dal governo del Cairo, ha dichiarato che le colline presso Visoko sono ''vere piramidi di eta' incerta che hanno i lati orientati verso i quattro punti cardinali, costruite con materiali naturali ma lavorati e posati dall'uomo''.
Tra le lastre di pietra portate alla luce nelle ultime settimane, sul lato nord della collina di Visocica, e che formerebbero la gradinata della Piramide del Sole, e' stato ritrovato un collante, ha detto il geologo egiziano, dello stesso tipo di quelli usati per la costruzione delle piramidi in Egitto.
Stesso collante e stesse lastre di pietra arenaria rettangolari sono state portate alla luce anche sulla collina di Pljesevica, che nasconderebbe la Piramide della Luna.
Gli scavi, su iniziativa di Osmanagic, che dirige una fondazione per le ricerche, sono iniziati sette settimane fa dopo alcuni sondaggi e riprese aerospaziali compiute l'anno scorso. Secondo le riprese aeree, i vertici delle tre colline che nasconderebbero le piramidi formano un preciso triangolo e sono collegati tra loro da un sistema di gallerie sotterranee.
(Fonte: ANSA)

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