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17 dicembre 2008

il nilo

l corso del Nilo

Il Nilo è alimentato da tre affluenti principali: il Nilo Bianco, che nasce dal lago Vittoria, l’Atbara, il più piccolo, che si unisce al fiume sopra la quinta cateratta in territorio sudanese e il Nilo Azzurro, che ha origine dal lago Tana e che convoglia le piogge cadute nel lontano altipiano etiopico. Da Kartum, dove tutte le acque si incontrano, il fiume prende il nome di Nilo Sahariano o Nilo propriamente detto e si lancia nella sua grande impresa: attraversare la Nubia e, con una serie di sei cateratte, giungere ad Assuan da cui si immette nella sua lunga valle stretta tra i deserti, dove scorre pigro fino al Mediterraneo per 1200 chilometri trasformati in una lunga oasi. Per tutto il corso non riceve altri affluenti; ha invece un defluente, il Bahr Jussuf (Fiume o Canale di Giuseppe, navigabile), che presso Assiut si distacca dalla grande corrente per proseguire parallelo ad essa, sulla sinistra, fino alla depressione del Faiyum dove si dirama e muore. A nord del Cairo ha inizio il Delta solcato da molte diramazioni o bocche. Il loro numero è stato diversamente precisato dai geografi antichi: sembra comunque che le principali fossero cinque, chiamate, dal nome delle città adiacenti, di Canopo o di Naukratis, di Rosetta o di Sais, di Sebennito, di Mendes e di Pelusio.

Egitto: un ”dono del Nilo”?

Fin dalle origini, la terra del Nilo offrì un ambiente ottimale per la vita e il progresso dell’uomo; non tanto facile, cioè, da intorpidire lo spirito e indurre a rinunziare a iniziative ed invenzioni, con le quali migliorare la propria condizione materiale, ma nemmeno tanto difficile da impegnare le forze di ciascuno nella strenua ricerca delle fonti di cibo o nel fuggire eventi naturali distruttori. Grazie al grande fiume, in Egitto la coltivazione della terra conservò sempre una preminenza assoluta e il paese appariva come un unico enorme impianto agricolo, con potenziale produttivo, per l’epoca, altissimo. Infatti le economie dei due Egitti si integravano e agli abitanti conveniva organizzarsi in un’unica comunità, estesa da Assuan al Mediterraneo, sia per meglio sfruttare le piene con opere idrauliche, sia perché, con risorse alimentari più vaste, era più facile fronteggiare situazioni di emergenza, come il perdurare da un anno all’altro della scarsità d’acqua. Dal Nilo dipendevano anche la ricca flora spontanea e la numerosa fauna, e quindi la caccia e la pesca. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la grande inondazione del fiume che gli dei benefici concedevano al paese con la regolarità di un prodigio naturale. Ecco perché lo storico greco Erodoto definì efficacemente l’Egitto “dono del Nilo”, anche se l’affermazione è falsa ove minimizza il lavoro umano.

Le opere di irrigazione

Sin dai tempi più antichi, il potere centrale coordinava la realizzazione e la manutenzione della rete di canali che consentiva di sfruttare le piene del Nilo. Uno dei mezzi più semplici per rendere fertile un terreno era la creazione di un bacino artificiale. Attorno a una zona raggiungibile dalle acque del Nilo in piena si costruiva un grande argine quadrato di terra di circa due chilometri di lato. Quando la piena, che innalzava il livello delle acque di circa sei metri, arrivava a riempire il bacino, l’uscita dell’acqua veniva bloccata con delle chiuse ed, in questo modo, il limo si depositava in grande quantità sul terreno recintato. Dopo circa un mese, quando il suolo era ormai saturo, l’acqua veniva fatta defluire in bacini di livello minore e infine nuovamente convogliata al Nilo. Una efficiente rete di canali raggiungeva i terreni distanti dal fiume, che le acque di piena non erano riuscite a coprire. Squadre di agrimensori stabilivano l’orientamento dei fossati e ne segnavano il tracciato sul terreno per mezzo di paletti e corde. Essi inoltre delimitavano gli appezzamenti di terreno dati in uso ad ogni bracciante e ne ridefinivano i confini dopo le inondazioni.

Flora e fauna

La flora dell’Egitto era ricchissima. Il papiro, la ninfea loto, la canna e l’acacia crescevano abbondanti nella vallata interna e nelle oasi; accanto ad esse prosperavano poi il frumento sorgo, l’orzo, il lino, parecchi ortaggi (lattuga, cipolla, aglio) e la vite, ed, ancora, la palma dum (Hyphaene thebaica) a foglie palmate e la palma da datteri (Phoenix dactilifera) a foglie pennate, il carrubo, il fico, il tamarisco e il fico sicomoro. Mancavano invece alberi d’alto fusto, adatti a fornire buon legname, e mancava l’olivo, cui sopperiva tuttavia la pianta del ricino dalla quale si estraeva olio. Quanto alla fauna, era presente a Sud l’elefante e sull’intero territorio l’ippopotamo, il ghepardo, il leone, piccole scimmie delle famiglie cercopitechi e cinocefali, il coccodrillo, una specie arcaica di pecora, capre, antilopi, gazzelle, bovidi e asini, e ancora sciacalli, gatti selvatici, lepri e iene, uccelli e pesci in gran numero e varietà, e serpenti di piccola taglia (cobra e viperidi). Già intorno al 2600 a.C. parecchi di questi animali erano diffusi in varietà domestiche e selezionate (bue, asino, pecora, insieme all’oca, all’anatra e al piccione); altri, come la gallina e il cavallo, vennero importati verso il 1500 a.C. dall’Oriente. Allevate largamente in ogni epoca furono poi le api, quali fornitrici di miele e di cera.

La navigazione

Il Nilo costituiva anche la più importante via di comunicazione dell’Egitto. La profondità delle acque e le brezze costanti, provenienti dal Mediterraneo, rendevano infatti possibile la navigazione in tutte le stagioni. Le pitture e i rilievi consentono di ricostruire l’evoluzione delle imbarcazioni. I battelli che solcavano il Nilo erano semplici chiatte, fatte di papiro intrecciato oppure di legno d’acacia o sicomoro. Per le imbarcazioni destinate al trasporto di merci pesanti, come la pietra da costruzione, si usava invece il legno di cedro importato dal Libano. Caratteristica è la forma incurvata di queste imbarcazioni, con poppa e prua sollevate rispetto al pelo dell’acqua. Una grande vela issata al centro aiutava il lavoro dei rematori. Il timoniere manovrava un lungo remo fissato a poppa per dare la direzione e per sondare il fondale. I battelli per la navigazione da diporto avevano al centro una cabina per i passeggeri, mentre le navi adibite alle processioni o ai funerali avevano al centro un’edicola per ospitare la statua del dio o il sarcofago. Già a partire dall’Antico Regno, gli egiziani praticavano anche la navigazione d’alto mare. Attraversavano il Mediterraneo diretti soprattutto verso la Fenicia e si spingevano nel Mar Rosso. Durante il regno di Necho, intorno al 600 a.C., navi egiziane compirono anche il periplo dell’Africa.

Fonte: ilmiointernet.com


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19 agosto 2008

ARCHEOLOGIA: MESSICO, SCOPERTI TEMPLI MAYA SOTT'ACQUA

ROMA, 17 AGO - Un dedalo di corridoi, cave e templi di pietra sotterranei, alcuni sott'acqua, altri contenenti resti di ossa umane: e' la scoperta fatta da alcuni archeologi messicani in un sito Maya a Sahcaba, nella penisola dello Yucatan.Come tutti i Cenote Maya, le tipiche caverne piene d'acqua cosi' comuni nella penisola dello Yucatan, anche queste caverne avevano uno scopo pratico, spiega Guillermo De Anda, dell' Universita' dello Yucatan, perche' servivano a raccogliere acqua per l'uso quotidiano.Resta fortissima, pero', la loro componente spirituale come ingresso per l'aldila'. I Maya credevano infatti che da complessi sotterranei di cave piene d'acqua si raggiungesse il regno dei morti, chiamato Xibalba'. Secondo il Popol Vuh, testo sacro Maya, il percorso era pero' costellato di ostacoli: da fiumi pieni di scorpioni e sangue ai pipistrelli. Soltanto seguendo la figura mitologica di un cane in grado di vedere al buio si poteva raggiungere Xibalba'. Gli scavi hanno d'altra parte portato alla scoperta anche di sculture di pietra e ceramiche, probabilmente lasciate per i morti. (ANSA).

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22 luglio 2008

ARCHEOLOGIA: PRIMI ABITANTI ALPI A 2.200 METRI ALTITUDINE

AOSTA, 19 LUG - Cacciatori nomadi in grado di spingersi in cerca di prede fino a oltre 2mila metri di altitudine.
Sono i primi abitanti delle Alpi, vissuti 9-12 mila anni fa, la cui presenza nel Mesolitico, immediatamente successiva al ritiro dei ghiacciai, e' stata confermata da una campagna di scavi archeologici condotta - secondo quanto riportato oggi dal settimanale locale 'La Vallee Notizie' - nell'ultima settimana in Valle d'Aosta, nel comune di Saint-Pierre, da un gruppo di ricercatori della Sovrintenza regionale e dell'Universita' di Ferrara, diretto da Antonio Guerreschi.
Ai piedi del Monte Fallere, a circa 2.200 metri, sono stati infatti trovati degli strumenti di quarzo, utilizzati per la caccia agli animali selvatici che popolavano la zona. ''E' questa la testimonianza dei prim insediamenti delle Alpi, gia' rilevati in altre aree piu' orientali, ma ancora molto rara nel Nord Ovest'', spiega all'ANSA l'archeologo valdostano Franco Mezzena, che nel 1999 aveva segnalato per primo la presenza di reperti nella zona, in un articolo sulla 'Rassegna di archeologia'.
Dopo la breve attivita' di scavi di una settimana ''utile per valutare la consistenza del sito'', spiega ancora Mezzena, e' in programma, gia' dall'estate 2009, una campagna piu' ampia ''che consentira' - aggiunge - di acquisire elementi utili per compredere le radici della civilta' alpina''. (ANSA)

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10 giugno 2008

ARCHEOLOGIA:STUDIOSO,DA SATELLITE AIUTO PER 'SECONDA SFINGE'

TORINO, 6 GIU - Una scansione satellitare dell'Esa, l'ente spaziale europeo, avrebbe consentito di individuare un'area nella zona dell'altopiano di El Giza, in Egitto, che potrebbe aiutare a trovare la cosiddetta ''seconda Sfinge''. A sostenerlo e' lo studioso torinese Diego Baratono, per il quale, in base ai nuovi dati, ad Ovest dell'altopiano di El-Giza, ''esiste una struttura ipogea fino ad oggi sconosciuta''.
Secondo Baratono, egittologo autodidatta e che da anni si occupa della ricerca della ''seconda Sfinge'', ''la configurazione strutturale del complesso individuato, e' esattamente distanziato dal centro della piramide di Chefren quanto la vasca dove si trova collocata la Sfinge nota come previsto dalla mia teoria'', e cioe' non lontano dalla piramide di Giza. ''E' una struttura di forma trapezoidale regolare e i suoi lati misurano circa 50 metri per 55 metri circa'', dice Baratono riferendosi al complesso che potrebbe essere una struttura tombale probabilmente integro: ''Questo consentirebbe una lettura maggiormente precisa di una parte della cultura sviluppata dalla civilta' nilotica dell'Antico Regno'', aggiunge lo studioso che ha basato la sua teoria sulla localizzazione della ''seconda Sfinge'' basandosi su ''punti geometrici realmente esistenti sull'altipiano di El-Giza''.(ANSA)

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05 giugno 2008

ARCHEOLOGIA: IN EGITTO TROVATA VIA CERIMONIE TOLEMAICHE

ROMA, 3 GIU - La missione archeologica egiziana, diretta dal presidente del consiglio superiore delle antichita' Zahi Hawass (Csa) ha scoperto ''la via delle cerimonie tolemaiche'', che si estende ad est della Sfinge, fino a raggiungere la valle del Nilo, con blocchi di pietra calcarea sui quali e' inciso il nome del re Tolomeo V (204- 180 a C).
La missione, informa una nota del Csa, ha scoperto anche la base di una piramide, la 29 esima, situata nelle rovine accanto alla piramide del re Titi ( il primo della sesta dinastia 2374- 2354 a C) nella regione del Sakkara. Secondo Hawass, questa piramide potrebbe appartenere al re Menkaouhor della V dinastia.
Nel comunicato si precisa che un'altra missione del Csa, al lavoro nell'ovest della regione di Santa Caterina nel sud del Sinai, ha trovato una pressa da uva che risale all'epoca bizantina (VI sec d C). La missione ha scoperto anche degli utensili di terra cotta usati per l'esportazione e la conservazione del vino.(ANSA)

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16 maggio 2008

Piramidi di cemento?

WASHINGTON, 22 APR - Una piccola piramide e' sorta a migliaia di chilometri dal Nilo, negli asettici laboratori del Mit di Boston, e fara' irritare egiziani ed egittologi di mezzo mondo. Un team di ricercatori americani l'ha costruita per provare una teoria scomoda: quella secondo la quale il cemento fu usato in Egitto duemila anni prima dei romani ed e' il segreto delle gigantesche tombe dei faraoni.

Gli scienziati dei materiali del Massachusetts Institute of Technology sono convinti che la teoria tradizionale sulla costruzione delle piramidi, quella che racconta di giganteschi blocchi di pietra trascinati da migliaia di schiavi, sia solo parte della storia. Una percentuale consistente dei blocchi, pari al 10 o 20%, potrebbe in realta' essere stata realizzata con colate di un cemento ricavato da materiali locali, impastato fino a ottenere un primitivo calcestruzzo. Il tutto secoli prima che i romani dimostrassero le doti del cemento innalzando edifici come il Pantheon.

La teoria era circolata gia' negli anni Ottanta e aveva sollevato reazioni furiose da parte di archeologi ed esperti di ingegneria antica, in larga parte convinti che le piramidi di Giza siano interamente realizzate con blocchi provenienti da cave di pietra. Gli scienziati del Mit sembrano destinati ad andare incontro allo stesso trattamento, a giudicare dalla prima reazione che il quotidiano Boston Globe ha raccolto da un portavoce di Zahi Hawass, il capo del Consiglio superiore delle antichita' al Cairo e il custode dei tesori dell'antico Egitto: ''E' un'idea estremamente stupida - ha detto il portavoce -, le piramidi sono fatte di blocchi di calcare di cava e indicare che possa trattarsi di qualcos'altro e' un' idiozia e un insulto''.

Parole che non sembrano scoraggiare gli ingegneri americani, che a Cambridge, nella sede del Mit, hanno gia' costruito una minipiramide di 280 blocchi (un modellino, rispetto ai 2,3 milioni di blocchi della Grande Piramide di Giza), usando un particolare calcestruzzo. ''E' possibile - ha detto Linn Hobbs, professore di scienza dei materiali al Mit, che guida il progetto - che gli egiziani abbiano usato meno sudore e piu' intelligenza. E' possibile che ci abbiano lasciato in eredita' non solo monumenti e mummie misteriosi, ma che abbiano inventato il cemento 2000 anni prima che i romani cominciassero a usarlo per i loro edifici''.

Gli studiosi del Mit lavorano alla ricerca insieme a un team di Filadelfia e all'ingegnere chimico francese Joseph Davidovits che per primo vent'anni fa lancio' l'idea. Il calcestruzzo prodotto nei laboratori del Mit e' fatto con materiali che si ritiene fossero disponibili lungo il Nilo. In particolare, i blocchi sono stati realizzati con colate di un mix fatto di calcare frantumato, tenuto insieme da un collante a base di argilla, silice e di soda, un sale naturale presente nel deserto che gli egiziani usavano per i processi di mummificazione.

Analisi di frammenti delle piramidi fatte con raggi X, microscopio e soluzioni chimiche indicano, secondo gli studiosi americani, che ci sono indizi a favore della tesi che alcuni blocchi siano il prodotto di colate, non di attivita' di cava.

Ma il team avra' vita dura a convincere un ambiente accademico dove intere carriere sono state costruite sul presupposto che le piramidi siano composte da blocchi di pietra.

Michael Barsoum, un ingegnere della Drexel University di Filadelfia che partecipa allo studio, fu assalito verbalmente da ogni parte del mondo quando, nel 2006, sostenne che parti dei blocchi di una piramide di Giza sono microstrutturalmente diversi da blocchi di calcare e potrebbero essere il prodotto di colate. ''Mi trattarono come se avessi sostenuto che le piramidi sono state tagliate con il laser'', ha ricordato Barsoum.

Nella stessa Boston, lo scetticismo per la ricerca del Mit si e' gia' fatto sentire. ''I blocchi provenivano da cave e furono trascinati sul posto, non ci sono indizi per sostenere il contrario'', ha sentenziato Kathryn Bard, egittologa della Boston University. (marco.bardazzi@ansa.it) (ANSA)

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01 maggio 2008

Ricostruita a Amburgo nave da guerra Romana

BERLINO, 28 APR - Una nave da guerra romana ricostruita all'Universita' di Amburgo sulla falsariga di due relitti originali del primo secolo dopo Cristo trovati vicino a Ingolstadt in Baviera, sta rivelando inaspettate doti di alta tecnolgia dell'epoca.
Si tratta, scrive il settimanale tedesco Focus oggi in edicola, dello stesso modello di navi che pattugliavano sul Reno quando il grande fiume segnava il confine settentrionale dell' impero romano, e il progetto scientifico che c'e' dietro vuole capire come effettivamente funzionasse, per esempio, la vela quadrata tipica di queste imbarcazioni, la cui principale forza motrice erano piuttosto le braccia dei soldati, circa 20, addetti ai remi. Con un equipaggio di giovani studenti la nave, che si aggira da alcuni giorni sul lago Ratzenburg, in Schleswig-Holstein (nord), e' arrivata fino a 5,7 nodi di velocita' ed ha dimostrato eccezionali capacita' di manovra, invertendo la direzione in soli 20 secondi.
L'imbarcazione in legno con timone a immersione e prua rostrata e' anche una forma di pubblicita' per le celebrazioni del prossimo anno, quando ricorreranno i 2000 anni dalla battaglia nella quale nel nove d.C. tre legioni romane guidate da Publio Quintilio Varo furono massacrate insieme con il loro comandante in un'imboscata da una tribu' di Germani guidati da Arminio, ponendo fine alla campagna di occupazione romana nella zona intorno alla Selva di Teutoburgo.(ANSA)

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25 marzo 2008

5 MLN per restauro tomba Etrusca nel Fiorentino

SESTO FIORENTINO (FIRENZE), MARZO - Comincia il restauro della tomba etrusca della Montagnola, a Sesto Fiorentino, monumento risalente al settimo secolo a.C. e uno dei piu' antichi e importanti complessi archeologici dell'intera area fiorentina.
Il progetto di salvaguardia, consolidamento e restauro, informa una nota, e' stato approvato dalla soprintendenza ai beni archeologici nel maggio 2004. La vicesoprintendente Carlotta Cianferoni ha spiegato che i monitoraggi e le simulazioni effettuate per verificare l'eventuale impatto sul monumento del passaggio della linea ferroviaria ad alta velocita' hanno evidenziato valori inferiori a quelli ammissibili dalla legge, escludendo possibili interferenze.
Il programma di restauro prevede, oltre alla gia' svolta fase di rimozione della vegetazione presente sul tumulo, anche il posizionamento di un manto drenante capace di ripristinare il giusto grado di umidita' del terreno e degli ambienti interni.
L'intervento sara' poi completato dalla posa di un nuovo manto erboso che ricreera' l'originaria centralita' visiva e prospettica del tumulo. All'interno verranno invece eseguiti interventi di restauro e conservazione sull'apparato murario, con nuovi percorsi per i visitatori. I lavori costeranno circa cinque milioni di euro e saranno finanziati da Tav. Il sindaco Gianni Gianassi ha auspicato l'inaugurazione nel 2009, a 50 anni esatti dalla scoperta.
(ANSA)

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Made in Italy salvataggio tavolette Bagdad

ROMA, MARZO - Il Museo delle antichita' di Bagdad e' ancora inaccessibile agli studiosi occidentali, ma da oggi storici e archeologi potranno studiare le preziose tavolette cuneiformi anche da lontano senza perderne nessun particolare. A renderlo possibile, una tecnica sperimentata dall'Enea insieme con l'Universita' di Pisa grazie ad un progetto finanziato dal ministero degli Esteri, che ha consentito anche il completamento della catalogazione.
Intitolato 'Duplicazione e Rinascita', il progetto - presentato oggi a Roma in un convegno organizzato nella sede dell'Enea - consente la riproduzione virtuale di tavolette di argilla e di reperti archeologici che riportano iscrizioni in cuneiforme, nonche' la creazione di veri e propri modelli per scopi scientifici e didattici. E il progetto apre anche nuovi orizzonti, perche' la tecnica sperimentata per l'Iraq, spiegano gli studiosi, potra' essere usata per tutti gli altri oggetti d'arte ritenuti troppo delicati per essere spostati dalla loro sede.
'Copiare' le tavolette cuneiformi era particolarmente difficile. Perche' si tratta di reperti molto delicati, innanzitutto. Ma anche perche' di solito queste tavolette, che sono grandi piu' o meno come un pacchetto di sigarette, sono incise oltre che sul fronte anche sul retro e persino sui lati.
Per arrivare alla duplicazione, spiega la ricercatrice Enea Paola Negri, e' stata usata la ''prototipazione rapida'', una tecnologia gia' molto applicata in campo medico per fare ricostruzioni e costruire protesi. Con un procedimento chiamato ''Ingegneria inversa'', che utilizza un raggio laser, precisa la ricercatrice, ''si ottiene l'acquisizione dell'oggetto che viene trasformato in disegno Cad, a cui si applica la prototipazione rapida, che aggiungendo uno sull'altro strati di materiale termoplastico, permette di ottenere il modello replicato''.
La possibilità che la prototipazione rapida offre di realizzare copie 'come il suo originale', fa notare la studiosa, consente in particolare di ricostruire l'intera tavoletta senza spostare e manipolare troppo i frammenti, nel completo rispetto dell'integrità del reperto. Non solo: usando il disegno 'Cad', è possibile elaborare forme inverse della tavoletta per riprodurre come modello non la tavoletta stessa ma il suo inverso, cioè un suo stampo, dal quale poi si possono ricavare calchi di tipo piú tradizionale. E ancora: applicando la prototipazione rapida sia alle tavolette sia ad oggetti diversi si possono preparare contenitori ad hoc per ogni singolo oggetto, in caso sia necessario il trasporto, per il trasferimento in un altro museo ad esempio o per la messa in sicurezza nei magazzini.
Il progetto 'Duplicazione e Rinascita' e' diretto da Claudio Saporetti, professore del laboratorio di Assirologia del Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico dell'Universita' di Pisa . ''L'unione di informatica e archeologia con la catalogazione e la riproduzione virtuale dei reperti contenuti nel Museo di Baghdad si e' rivelata particolarmente preziosa- conclude Paola Negri - perche' consente di tutelare il patrimonio culturale, storico e archeologico dell'Iraq, nonostante l'impossibilità di operare direttamente sul territorio''.
In mostra oggi a Roma nella sede dell'Enea, in occasione del convegno, ci sono 7 tavole originali, gia' studiate e tradotte, con accanto altrettante copie realizzate con la nuova procedura.
Si tratta in tutti e sette i casi di contratti di vendita per terreni, con elenco di testimoni e importanti sigilli risalenti al periodo paleo babilonese, tra il 18esimo ed il 19esimo secolo a C., provenienti dal Regno di Larsa. ANSA

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Supporto papiro Artemidoro ha 2.000 anni

ROMA, MARZO - Ha circa 2.000 anni il supporto del Papiro di Artemidoro, il documento (la cui autenticita' e' stata spesso in discussione) che contiene la prima trascrizione conosciuta di una parte del testo geografico dello storico Artemidoro di Efeso, vissuto nel primo secolo avanti Cristo. La datazione, fatta in Italia, viene resa nota a Berlino, nel convegno organizzato dalla Fondazione per l'arte della Compagnia di San Paolo per presentare una pubblicazione scientifica relativa al Papiro a cura di Claudio Gallazzi, Baerbel Kramer e Salvatore Settis (Led Edizioni).
Le misure sono state eseguite dal Laboratorio per i Beni Culturali di Firenze (Labec) dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ha datato il supporto del Papiro di Artemidoro.
Risulta cosi' che il Papiro non e' opera di Artemidoro, ma una trascrizione successiva. A presentare i risultati a Berlino e' il direttore del Labec, Pier Andrea Mando', nel corso della presentazione dell'edizione scientifica del Papiro.
Tre frammenti, prelevati da zone diverse del Papiro, sono stati datati con il carbonio-14, utilizzando la tecnica della spettroscopia di massa con acceleratore. Per tutti i tre i frammenti c'e' la probabilita' del 95% che risalgano al periodo compreso fra il 40 avanti Cristo e il 130 dopo Cristo.
Un'altra misura eseguita, sempre dal Labec, sull'inchiostro (con una tecnica non distruttiva) dimostra che l'inchiostro con cui e' stato scritto il papiro non puo' risalire al 1800, come alcuni in passato avevano sospettato, perche' non si basa su sali metallici ma su elementi organici.
Acquistato nel 2004 dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo e destinato al Museo Egizio di Torino, il Papiro di Artemidoro e' uno dei documenti che piu' hanno fatto discutere gli esperti circa la sua autenticita'. Il rotolo, in origine lungo oltre due metri e mezzo, contiene una parte del testo geografico, in greco, di Artemidoro di Efeso, una carta geografica e schizzi di volti e parti del corpo umano. (ANSA)

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04 marzo 2008

Peru'; scoperta piazza di 5.500 anni fa

LIMA, - Una piazza per le cerimonie costruita 5.500 anni fa e' stata scoperta in Peru' da un gruppo di archeologi peruviani e tedeschi. Secondo gli autori della straordinaria scoperta - avvenuta nei complesso di rovine conosciuto come Sechim Bajo, provincia di Casma, a circa 370 chilometri a nord di Lima - le prove effettuate indicano che si tratta di una delle piu' antiche strutture mai rinvenute nel continente americano.
Cesar Perez, dell'Istituto nazionale di cultura del Peru', supervisore del progetto di scavi, ha dichiarato che ''si tratta di un ritrovamento eccezionale, le comunita' di scienziati e di archeologi sono molto contente ... Questa scoperta potrebbe riscrivere la storia del paese''.
La piazza ha il diametro di circa 14 metri. Finora gli scavi compiuti a Sechin Bajo - complesso scoperto nel 1937 dal colombiano Julio C. Tello - avevano portato a ritrovamenti datati fino a 3.600 anni fa. (ANSA-REUTERS)

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Scoperta a Pantelleria Necropoli Cristiana

PANTELLERIA (TRAPANI), 23 FEB - Una necropoli cristiana, risalente al V secolo dopo Cristo, e' stata scoperta a Pantelleria, in localita' Scauri. L'attribuzione all'epoca cristiana e' confermata dalla presenza di un luogo di culto con fonte battesimale vicino al sito. Una trentina le tombe scavate nella roccia. In una sono stati trovati due scheletri: e' stata avanzata l'ipotesi che si tratti di una coppia di coniugi. I corpi erano stati inumati e coperti con materiale vario fra cui pezzi di mosaici di eta' imperiale che rivestiva i pavimenti di ville vicine.
Nella stessa zona, in localita' Sideri, sono in corso altri scavi in un villaggio scoperto durante i saggi per la compilazione della mappa archeologica di Pantelleria. Sono state individuate abitazioni, cisterne, magazzini e il forno utilizzato per fabbricare ceramiche e utensili. Una nave che trasportava il materiale e' affondata, in seguito a un incendio, nel porto di Scauri. E qui e' stata individuata dal gruppo di archeologi subacquei guidato da Sebastiano Tusa, sovrintendente del mare. (ANSA)

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GDF Roma recupera reperti, c'è affresco Pompeiano

GDF ROMA RECUPERA REPERTI, C'E'AFFRESCO POMPEIANO. Uno degli affreschi recuperati oggi dalla dal nucleo di polizia tributaria di Roma della guardia di finanza. Oltre mille reperti archeologici, di cui 400 di inestimabile valore, e 22 dipinti con false attribuzioni di autorevoli maestri dell'Impressionismo, come Degas e Monet, sono stati recuperati dal nucleo di polizia tributaria di Roma della guardia di finanza al termine dell'operazione 'Ulisse'. Tra i reperti ritrovati dalle fiamme gialle, nel corso dell'indagine che e' durata circa tre anni, anche l'affresco pomepeiano, strappato negli anni Settanta, secondo quanto accertato finora dagli investigatori, da una domus di Oplontis, l'attuale Torre Annunziata, uno dei centri piu' colpiti dalla storica eruzione.
ANSA

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01 febbraio 2008

Migliaia di negativi originali di foto che hanno fatto la storia

di Luciano Clerico
WASHINGTON, - Per gli appassionati del mondo della fotografia la scoperta equivale a quella del Santo Graal per gli appassionati di archeologia: e' tornata alla luce la 'valigia' segreta di Robert Capa, universalmente considerato il piu' grande fotografo del XX secolo.
La valigia (anzi, le tre valigie) erano custodite in un luogo imprecisato di Citta' del Messico, tra i possedimenti di un ex diplomatico messicano che aveva addirittura combattuto ai tempi del generale Pancho Villa.
Lo ha rivelato oggi il New York Times, precisando che nelle tre valigie sono contenuti migliaia di negativi di fotografie che Robert Capa scatto' durante la Guerra Civile spagnola prima di di lasciare l'Europa per trasferirsi in America nel 1939. Tra gli altri ci sarebbe anche il negativo della celebre 'The falling soldier', scattata nel 1936 sulle colline di Cordoba e diventata una delle immagini piu' famose al mondo: quella di un miliziano spagnolo colto nel momento in cui viene colpito alle spalle da un proiettile, un attimo prima di cadere a terra, le braccia larghe, il fucile in mano.
Secondo la leggenda che per oltre mezzo secolo ha accompagnato la valigia perduta di Capa, quel negativo, cosi' come quelli di altre migliaia di foto scattate in quel periodo, furono dimenticati da Capa in una camera oscura di Parigi e se ne persero le tracce. Fino a che, intorno alla meta' degli anni Cinquanta, comincio' a circolare la voce che la valigia di Capa, o per meglio dire la 'Capa Cache', era stata vista prima a Marsiglia, poi a Citta' del Messico.
L'International Center of Photography di Manhattan, fondato in suo nome dal fratello di Capa, Cornell, e' riuscito a tornare in possesso della Capa Cache dopo anni di trattative con gli eredi di quel generale messicano. E l'ufficializzazione del ritrovamento ha messo in fibrillazione l'intero mondo della fotografia perche' si spera che i negativi possano permettere di stabilire una volta per tutte se 'The Falling Soldier' fu uno scatto autentico oppure no.
In questi anni infatti non sono mancate le polemiche circa l'autenticita' di quella foto, e tra i critici vi e' stato anche chi ha sostenuto che la foto fosse stata 'costruita'. Lui, Robert Capa, dovrebbe essere il primo ad essere contento del ritrovamento. Anche perche' se Robert Capa e' considerato il pioniere della fotografia di guerra e piu' in generale uno dei capisaldi della storia della fotografia del XX secolo, lo deve al suo motto, che era ad un tempo un criterio tecnico e una regola di vita: ''Se le tue foto non sono abbastanza buone e' perche' non sei abbastanza vicino''. (ANSA).

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29 gennaio 2008

ARCHEOLOGIA: ZEUS 'più vecchio' di mille anni

(ANSA) - ROMA, 25 GEN - Zeus, il padre degli dei per gli antichi greci, potrebbe essere molto piu' 'vecchio' di quanto si credeva. Lo hanno scoperto gli archeologi greci e americani che hanno effettuato gli scavi in un santuario sul monte Licaone, il piu' antico dedicato al culto del dio. Dalle analisi e' emerso che l'altare dove venivano fatti i sacrifici era gia' in uso mille anni prima dell'introduzione del culto da parte dei greci.
''Il monte Licaone in Grecia e' noto come uno dei luoghi dove e' nato Zeus secondo le leggende - spiega David Romano della Penn state University dove verra' illustrata la scoperta il prossimo 30 gennaio - il fatto che ci fosse materiale risalente al 3mila prima di Cristo potrebbe retrodatare l'introduzione del culto di questo dio, o quantomeno suggerisce che gia' molto prima qualche divinita' venisse adorata''.
Lo scavo, a 4500 metri di altezza, e' iniziato nel 2006. Cio' che resta dell'altare e' un monte di terra a forma di piramide, scavando il quale gli archeologi hanno trovato alcune ceramiche che e' stato possibile datare al 3mila avanti Cristo, mille anni prima di tutti i reperti che rimandano al culto di Zeus. (ANSA).

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CINA: scoperto scheletro fossile di centomila anni fa

PECHINO, 23 GEN - Parti di uno scheletro umano fossile che potrebbero risalire a piu' di centomila anni fa sono state rinvenute nella provincia dell' Henan nella Cina Centrale.
La scoperta e' stata fatta da un gruppo di archeologi guidati da Li Zhanyang, dell' Istituto provinciale di archeologia. ''Ci aspettiamo altre scoperte del genere'', ha dichiarato Li ad un giornale locale. In tutto sono stati rinvenuti 16 parti di uno scheletro con le sopracciglia sporgenti e la fronte bassa.
Inoltre sono stati trovati altri 30mila animali fossili. ''La cosa piu' sorprendente - ha proseguito l 'archeologo - e' che lo scheletro e' completo, ha ancora al suo interno una membrana fossilizzata''. Secondo Li si tratta della scoperta piu' importante dal 1920, quando fu trovato lo scheletro fossile chiamato poi l' Uomo di Pechino. Lo scheletro, scoperto nei pressi della capitale, risale ad un periodo tra i 250mila ed i 400mila anni fa.
(ANSA)

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21 gennaio 2008

Archeologia a Montegibbio - La scoperta di una villa romana

Directed by Marcello Bandierini.
Nell'estate 200... (altro)
Aggiunto: 18 settembre 2007
Directed by Marcello Bandierini.
Nell'estate 2006 e nella primavera 2007 sono state condotte alcune ricerche archeologiche in località Il Poggio di Montegibbio, vicino a Sassuolo (MO), dove sono emersi i resti di una villa urbano-rustica di età romana caratterizzata da ben quattro fasi di occupazione, comprese tra il I secolo a.C. e il V-VI secolo d.C. La scoperta ha fornito dati di eccezionale interesse storico ed archeologico.
Directed by Marcello Bandierini.

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14 dicembre 2007

Aprono sale mai viste casa Augusto


Una delle quattro splendide sale affrescate, mai viste prima, dell'ala Est della Casa di Augusto al Palatino saranno aperte per la prima volta al pubblico il 2 marzo. Si tratta di tre sale al piano inferiore, alle quali si aggiunge un piccolo studiolo al piano superiore, che, secondo le ipotesi degli studiosi, dovrebbero appartenere ad una domus abitata da Augusto quando non era ancora diventato imperatore. ANSA

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Grazie a Carabinieri torna capolavoro Etrusco

BRONZO SCAVATO DI FRODO A VULCI; SARA' IN MOSTRA AL QUIRINALE (ANSA) - ROMA, 4 DIC - Un nuovo capolavoro, questa volta etrusco, si aggiunge proprio oggi alle meraviglie che saranno esposte al Quirinale, dal 19 dicembre al 2 marzo, nella mostra dedicata ai tesori ritrovati. Si tratta di una preziosa statua etrusca in bronzo del II secolo a.C. scavata di frodo a Vulci sicuramente prima del '95, esportata illegalmente all'estero, e ritrovata dai Carabinieri dei Beni Culturali in Svizzera, nella casa di un privato, che ha accettato di restituirla all'Italia.Rara e particolare anche per le sue dimensioni, la statua e' alta circa 80 centimetri e raffigura un uomo togato. I militari, che hanno agito in collaborazione con la procura di Roma, ne avevano individuato la foto (una polaroid che ritrae il bronzo appena scavato) nell'immenso archivio di Giacomo Medici, il commerciante d'arte, sotto processo a Roma insieme con l'ex curatrice del Getty Marion True, per traffico di opere d'arte.Esportato illegalmente, hanno ricostruito i militari, il bronzo era stato poi rivenduto piu' volte. L'ultimo compratore, un collezionista privato svizzero, e' stato rintracciato dai carabinieri, e di fronte alla documentazione che dimostrava la provenienza illecita dell'opera, ha accettato di restituirla. In viaggio in queste ore verso Roma, il bronzo si aggiungera' ai circa 60 capolavori ritrovati dai carabinieri o restituiti dal Getty e da diversi altri musei d'oltreoceano dopo la campagna avviata dal ministero dei beni culturali contro il traffico internazionale d'arte.(ANSA).

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06 novembre 2007

Collina preistorica era 'Tomba per le anime'

RIVELATO IL SEGRETO DI SITO VICINO STONEHENGE (ANSA) - LONDRA, 25 OTT - Una ''tomba per le anime'': sarebbe questo il segreto, scoperto da alcuni archeologi britannici, di una misteriosa collina preistorica che sorge non lontano da Stonehenge.Il gigantesco tumulo neolitico di Silbury, alto una quarantina di metri e risalente al 2400 avanti Cristo, nasconde al suo interno centinaia di 'sarsen', i blocchi di pesante pietra silicea usati anche a Stonehenge e in altri importanti siti preistorici inglesi.Secondo Jim Leary, archeologo della fondazione English Heritage che ha condotto lo scavo, ''data la natura quasi sicuramente cerimoniale del tumulo di Silbury, e' probabile che queste pietre avessero una qualche importanza simbolica, e forse rappresentavano gli spiriti degli antenati morti''. Particolari tipi di pietre, in molte culture antiche, erano associate all'anima degli esseri umani: secondo questa interpretazione, Silbury sarebbe un cimitero dove sono sepolte anime e non scheletri.La collina risale alla fine dell'eta' della pietra, un'epoca di rapida trasformazione materiale e sociale, a cui risale anche la prima, importante fase di costruzione nel sito di Stonehenge.(ANSA).

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11 settembre 2007

Modena, sulla via Emilia riemerge ara funeraria

MODENA, 10 SET - E' in eccezionale stato di conservazione un'ara funeraria riemersa a Modena, monumento in pietra calcarea a forma di parallelepipedo alto un metro e 70, che presenta intatta l' iscrizione, la cornice e le decorazioni laterali. Il ritrovamento e' avvenuto a pochi metri dalla Via Emilia Est, all'altezza del sottopasso della ferrovia Modena-Sassuolo, durante alcuni lavori.Il tetto dell'ara e' stato rinvenuto a una profondita' di poco piu' di un metro e mezzo, mentre il basamento a gradoni su cui e' collocata non e' ancora stato messo in luce. Dall'iscrizione si evince che il monumento sia stato eretto, quand'era ancora in vita, da una liberta di origine greca, Vetilia Caia Egloge, che lo volle per se', per il suo patrono Lucio Valerio Costante, decurione di Mutina, e per suo figlio, un liberto che ricopriva la carica di Apollinare e Augustale, una funzione sacerdotale legata alla celebrazione del potere imperiale documentata anche in altri monumenti modenesi. L'epigrafe e' incorniciata da un elegante motivo vegetale ed e' coronata da due pulvini decorati; lungo i lati minori dell'ara, spiccano decorazioni rituali.(ANSA)

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Trovata nave Vichinga sotto un pub Inglese

LONDRA, 10 SET - Una nave vichinga di 1.000 anni fa e' stata scoperta sotto il parcheggio di un pub nel Merseyside.Il vascello e' sepolto sotto uno strato di argilla spesso oltre due metri vicino al Railway Inn di Meols e, secondo gli esperti, potrebbe rappresentare uno dei ritrovamenti archeologici piu' importanti in Gran Bretagna.Stephen Harding, un professore dell'universita' di Nottingham, ha utilizzato un radar speciale per individuare il posizionamento della nave, la cui esistenza era stata scoperta gia' nel 1938 quando muratori che stavano costruendo il parcheggio avevano rinvenuto dei resti durante gli scavi, ma avevano poi coperto tutto senza effettuare ulteriori controlli.Harding e' convinto che il vascello potrebbe essere dissotterrato in maniera sicura ed esibito in un museo e per questo sta ora cercando fondi per condurre gli scavi. ''Anche se non sappiamo ancora con esattezza di che tipo di nave si tratta, e' chiaramente di origine nordica, con la tipica struttura a fasciame sovrapposto. La sua posizione suggerisce si tratti di una nave del periodo vichingo, se non poco dopo'', ha detto lo studioso. (ANSA)

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07 settembre 2007

CIPRO, rinvenuto relitto nave Romana

NICOSIA, 7 SET - Al termine di quattro campagne annuali di ricerca, una squadra internazionale di archeologi ha rinvenuto il relitto di una nave romana risalente al primo secolo d.C. al largo del promontorio di Capo Greco, a Sud-Est dell'isola di Cipro. Lo ha annunciato il Dipartimento delle Antichita' di Cipro, guidato da Pavlos Flourentzos, precisando che il ritrovamento e' avvenuto tra la fine di luglio e i primi di agosto in una zona di mare storicamente nota per essere stata teatro di numerose battaglie navali dai tempi piu' remoti sino al Medio Evo. Nel tratto di mare interessato alle ricerche, infatti, sono state gia' ritrovate sei ancore di pietra o di metallo di varie epoche.Sul relitto romano, che giace su un fondo sabbioso in acque relativamente poco profonde, sono state rinvenute numerose ceramiche ed anfore di vari tipi, per lo piu' provenienti dall'Egeo sud-orientale. La campagna di ricerca, che e' finanziata dall'Istituto di archeologia marina della Texas University, dall'Universita' della Pennsylvania e dalla Fondazione Nautica Rpm, riprendera' la prossima estate. (ANSA).

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04 settembre 2007

Forse scoperti resti del Il Tempio di Gerusalemme

Gerusalemme, 30 ago. - Resti del secondo tempio ebraico di Gerusalemme potrebbero essere stati scoperti per caso nell'area del Monte del tempio, dove erano in corso lavori per la realizzazione di tubature. Uno degli archeologi chiamati ad esaminare i ritrovamenti, Gaby Barkai, dell'universita' 'Bar Ilan', ha raccomandato al governo israeliano di bloccare i lavori perche' hanno portato alla luce "un imponente muro lungo sette metri". Il secondo tempio fu costruito nel 515 a.C e distrutto nel 70 d.C dall'imperatore romano Tito. E' detto anche tempio di Erode perche' Erode il grande ordino' un suo importante ampliamento. Oggi ne rimane il muro occidentale, o muro del Pianto.L'area interessata, approvati dall'ufficio islamico per gli Affari religiosi (Waqf), si estende per un metro e mezzo in profondita' e cento metri di lunghezza.Nella zona, conosciuta in tutto il mondo islamico come 'Spianata delle moscheee', terzo luogo sacro per l'Islam dopo la Mecca e Medina, si trovano anche la Moschea di Al-Aqsa e la Cupola della Roccia. Gli ebrei la chiamano Monte del Tempio, o Monte Moriah su cui sorgeva il secondo tempio, ricostruzione del primo distrutto dal babilonese Nabucodonosor. (AGI)

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28 agosto 2007

Israele, trovata impronta scarpa Romana

TEL AVIV, 25 AGO - Gli archeologi hanno scoperto un'orma perfettamente conservata, lasciata dalla calzatura di un soldato romano nelle fondamenta delle mura che circondavano la citta' ellenistico-romana di Hippos (Sussita), ad est del lago di Tiberiade. Lo ha annunciato l'Istituto di archeologia Zinman presso l'universita' di Haifa che sta conducendo a Hippos la sua ottava campagna di scavi.L'orma appartiene ad una 'caliga' (o 'caligola'), tipica calzatura con base chiodata che i soldati romani erano soliti indossare in forma di sandalo stringato, o di stivale. Gli esperti hanno fatto notare che e' rarissimo trovare un'orma completa e ben conservata come quella rinvenuta. Il luogo dove l'impronta si trovava fa supporre che i legionari parteciparono alla costruzione delle mura.Hippos si trova a 350 metri sul livello del lago di Tiberiade, nel nord di Israele. Fondata durante il dominio dei Seleucidi, la citta' ebbe grande sviluppo nel periodo romano e bizantino, per poi finire distrutta da un terremoto nel 749.Insieme ad altre citta' a oriente del Giordano, Hippos faceva parte della cosiddetta 'decapoli', l'area geografica che ha fatto da sfondo a molti dei miracoli attribuiti a Gesu'. (ANSA)

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27 agosto 2007

Spagna,scoperto relitto nave Romana

MADRID, 24 AGO - Il relitto di una nave romana e' stato scoperto nella baia di Cartagena, nel sudest della Spagna. Lo ha annunciato il ministero della Cultura spagnolo. In un comunicato, si afferma che sono stati scoperti ''i resti di una nave romana ben conservata e risalente approssimativamente al primo secolo avanti Cristo'', come pure ''due relitti moderni, del 19/o e 20/o secolo'' e ''alcune grandi ancore''.
Tali vestigia sono state individuate da ricercatori della Fondazione Aurora, un'organizzazione americana senza fini di lucro con cui il ministero della Cultura spagnolo ha firmato in giugno un accordo di cooperazione per effettuare ricerche sottomarine ''lungo la costa mediterranea, cominciando con la baia di Cartagena''.
Fondata nel 3/o secolo a.C., Cartagena fu un'importante colonia romana. (ANSA-AFP).

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23 agosto 2007

Irlanda, prime birrerie già 4.000 anni fà

ROMA, 19 AGO - La passione per la birra degli irlandesi e' nota, ma secondo due archeologi e' molto piu' antica del previsto. Per dimostrare che i fulacht fiadh, i piu' comuni monumenti del periodo celtico, erano in realta' delle birrerie due ricercatori del gruppo archeologico irlandese Moore, di Galway, hanno preparato 110 litri della bevanda ricreando il processo che potrebbe essere stato usato 4.500 anni fa e l'esperimento verra' descritto sulla rivista Archeology Ireland.
I fulacht fiadh sono piccoli monti di terra artificiali a forma di ferro di cavallo, ricoperti pietre bruciate e con un buco al centro, dove veniva posizionato un recipiente di legno.
In tutto il territorio irlandese se ne contano a migliaia, databili intorno all'eta' del bronzo (da 3.500 a 1.200 anni prima di Cristo) ma alcuni anche precedenti. Sul loro utilizzo ci sono varie teorie, anche se generalmente si crede fossero legati alla cucina. Gli archeologi Billy Quinn e Declan Moore sono invece dell'opinione che la principale funzione di questi monumenti fosse proprio la produzione di birra. Per dimostrarlo hanno provato a fabbricare la bevanda in uno dei fiadh utilizzando materie prime che si potevano trovare anche all'epoca.
''Da 300 litri d'acqua - racconta Quinn - abbiamo ricavato 110 litri di ottima birra. Siamo stati perfino sorpresi da quanto fosse simile a quella moderna, e un birraio professionista che era con noi l'ha giudicata addirittura migliore di quelle di oggi''.
Prima dell'esperimento finale i due ricercatori si sono documentati in giro per l'Europa, sulle tracce dei piu' antichi segni della produzione di birra, per mettere a punto la ricetta finale. Il procedimento utilizzato e' molto semplice: gli archeologi hanno preso un vecchio tino di legno, l'hanno riempito d'acqua e l'hanno scaldato con delle pietre roventi simili a quelle ritrovate nei fiadh. Alla temperatura di 70 gradi hanno aggiunto farina d'orzo e aromi rigorosamente raccolti nelle campagne irlandesi, e dopo 45 minuti hanno imbottigliato la birra, che ha richiesto tre ulteriori giorni di fermentazione.
''Grazie a questo esperimento abbiamo scoperto che produrre birra in un fulacht fiadh e' estremamente facile - commenta ancora Quinn - e siamo sempre piu' convinti che fosse questo l'utilizzo principale di queste costruzioni''.
Il legame dell'Irlanda con la birra e' antichissimo: secondo una leggenda lo stesso popolo irlandese sarebbe nato dai Fomoriani, creature rese immortali dalla conoscenza del segreto di questa bevanda. Tra i sostenitori della birra c'erano anche gli antichi Romani: Agricola, governatore della Britannia, torno' a Roma nell'83 dopo Cristo portandosi dietro tre mastri birrai dell'odierna Gloucester e fondando la prima birreria della capitale.(ANSA)

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Antica Roma nel cuore di Beirut, scoperta necropoli

Beirut, 18 ago. - Una necropoli romana databile intorno al II-III secolo dopo Cristo e' stata scoperta nel centro di Beirut. I resti si trovano a circa tre metri e mezzo di profondita', e contengono, tra l'altro, dodici sarcofagi in argilla e due di pietra. Il sito, che copre una superficie di 3200 metri quadrati, sotto la via Ghandour el-Saad, e' in gran parte ancora da esplorare, secondo quanto riportato dal quotidiano libanese 'L'Orient-Le Jour'.
A scoprire le vestigia archeologiche e' stato un gruppo di operai durante i lavori di scavo delle fondamenta di un edificio sulla collina di Achrafieh, nel cuore della capitale libanese.
Nelle tombe sono stati ritrovati resti di ossa umane, frammenti di vetro e ampolle usate nei corredi funerari per conservare balsami e unguenti. Secondo Assaad Seif, a capo della sovrintendenza archeologica (Direction generale del antiquites), il ritrovamento di chiodi di ferro farebbe pensare alla presenza in origine anche di sarcofagi di legno.
Le operazioni di scavo della necropoli proseguiranno con la collaborazione di una squadra di archeologi dell'Universita' libanese. La scoperta costituisce l'ultimo tassello per la topografia storica della grande area funeraria posta al di sotto della collina di Achrafieh, nei cui pressi, in passato, erano venuti alla luce altri importanti ritrovamenti archeologici. (AGI)

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Messico: vicini a ritrovamento tomba Re Atzeco

CITTA' DEL MESSICO, 17 AGO - La tomba del leggendario imperatore-guerriero Ahuizotl, che alla fine del XV secolo porto' la civilta' azteca alla dominazione di quasi tutto il centro-sud messicano, potrebbe essere stata ritrovata e a breve portata alla luce, secondo quanto ha riferito il direttore dell'Istituto nazionale di antropologia e storia (Inah) Alfonso De Maria.
''E' altamente probabile - ha spiegato De Maria - che ci troviamo di fronte alla tomba di Ahuizotl, la certezza non e' assoluta ma esiste un forte indizio che si tratti di un re azteco''.
Nel caso in cui le ricerche, che si stanno svolgendo al di sotto del monolite di Tlaltecuhtli, scoperto nel 2006 nel centro storico di Citta' del Messico, confermino questa tesi, si tratterebbe in assoluto della prima scoperta della tomba di un governante azteco.
De Maria ha specificato inoltre che sono state ritrovate ''circa 50 teste di ossidiana (un vetro vulcanico, ndr) e alcuni sacrifici'', che probabilmente erano offerte e regali per il defunto re.
Il monolite di Tlaltecuhtli, che rappresenta l'omonima divinita' della terra e ha una misura di circa 4 metri per 4, sarebbe dunque la lapide di Ahuizotl, il sovrano che governo' dal 1486 al 1502 e che e' stato l'ultimo imperatore azteco a concludere il suo 'mandato', visto che il suo successore Montezuma II venne catturato dai conquistatori spagnoli e mori' durante la prigionia. (ANSA)

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Affresco paleocristiano affiora in cantina Vercellese

(ANSA) - VERCELLI, 16 AGO - Tracce di affreschi di epoca paleocristiana sono affiorati nella cantina di un'abitazione privata di Vercelli: la scoperta e' opera di due fratelli vercellesi appassionati di archeologia.
Su uno sfondo bianco tendente ad un tenue giallo compaiono un vaso di fiori attorniato da uccelli svolazzanti, una piantina striminzita e spoglia e la legenda incompleta 'Con...', forse leggibile con 'consacratus'.
Esperti definiscono i lacerti come 'decorazione pittorica appartenente al terzo stile, di epoca tardo romana, con forti influenze paleocristiane'. Affreschi simili sono presenti a Pompei e, a Roma, nelle catacombe di Domitilla e nella Domus aurea di Nerone. Secondo la successione dei vescovi vercellesi, la datazione degli affreschi puo' andare tra gli episcopati di Eusebio (354-370) e Giustiniano (435-452).
Alla base della muratura compare un basolo di reimpiego, caratteristico di una strada o di una pavimentazione romana. Al momento e' la piu' antica testimonianza pittorica di una forte presenza cristiana a Vercelli.

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In Cambogia la città più grande del Medioevo

ROMA, 13 AGO - Ci sono voluti quasi vent'anni, ma alla fine l'occhio dei satelliti e il lavoro degli archeologi hanno portato alla luce il piu' grande insediamento umano dell'era pre-industriale: secondo uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Science la citta' piu' grande del mondo si trovava nel nord della Cambogia, ad Angkor.
Nell'area archeologica di Angkor si trovava una serie di capitali dell'impero Khmer tra il IX e il XV secolo dopo Cristo.
I ricercatori australiani, cambogiani e francesi hanno iniziato dai primi anni '90 una serie di rilevamenti mettendo in relazione antiche mappe fatte a mano, fotografie aeree e immagini radar provenienti dai satelliti del Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Il risultato e' la prima mappa definitiva di uno degli insediamenti umani nell'area, che ha rivelato un'estensione di 1000 chilometri quadrati, la piu' alta mai registrata per una citta' antica, e una fitta serie di canali per l'irrigazione che e' le valsa il titolo di 'hydraulic city'.
''L'analisi dei dati ha rivelato che l'occupazione del suolo, anche se con una bassa densita' abitativa, copriva tutta l'area studiata - scrivono gli autori nell'articolo - l'estensione di mille chilometri quadrati e' enorme, se confrontata ad esempio con la citta' Maya di Tikal, fino a questo momento in cima alla classifica, che misurava solo centocinquanta chilometri quadrati''.
L'uso dei radar ha permesso ai ricercatori di trovare differenze nella crescita delle piante e nel contenuto d'acqua del terreno che testimoniano la possibile presenza di insediamenti umani precedenti. Ogni osservazione dall'alto e' stata confermata con degli scavi a terra, che hanno rivelato la presenza della fitta rete idrica e di almeno 74 tempi ormai distrutti. Una delle conclusioni dello studio pero' e' che, sebbene fosse un'opera di altissima ingegneria, proprio il sistema id irrigazione sia stato alla base del declino della citta'.
''La nuova mappa conferma che le modifiche al terreno furono cosi' estese da provocare grossi problemi ecologici - scrivono ancora gli autori - inclusa la deforestazione, l'impoverimento del suolo e l'erosione, che hanno determinato l'abbandono della citta'''.(ANSA)

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ARCHEOLOGIA: Scoperta tomba Etrusca intatta da 2000 anni

CIVITELLA PAGANICO (GROSSETO), 13 AGO - Ancora intatta, dopo oltre duemila anni. E, purtroppo, ancora appetibile per i tombaroli. Cosi' da alcuni giorni sono in funzione ronde notturne per preservare la tomba etrusca scoperta nel comune di Civitella Paganico, in provincia di Grosseto, nei pressi del castello di Casenovole.
E' stata rinvenuta dal gruppo archeologico Odysseus, che al momento sta anche scavando per portare alla luce un'altra tomba vicina, presumibilmente anche questa intatta.
''Per la mia esperienza - spiega Andrea Marcocci, archeologo, presidente del gruppo Odysseus - e' raro trovare tombe cosi' intatte e cosi' ben preservate''.
Le tombe risalgono probabilmente al periodo romano-ellenistico, tra il 3/o e il primo secolo avanti Cristo, ma dentro vi erano inumate persone etrusche, come dimostra un'iscrizione. Della prima e' gia' venuto alla luce il 'dromos', il corridoio di accesso alla camera funeraria, largo 1,20 metri e lungo tre metri e mezzo. Gli archeologi hanno poi ripulito la camera funeraria, 2 metri per 1,79: dentro hanno trovato anfore, 'olle' cinerarie in ceramica, vasi, tre specchi in bronzo. ''In tutto - continua Marcocci - abbiamo scoperto una trentina di oggetti, e questo e' strano: di solito nelle tombe venivano collocati al massimo 5, 6 oggetti. Come mai ne hanno messi cosi' tanti in una tomba cosi' piccola? Probabilmente vi sono state sepolte piu' persone, successivamente nel tempo''.
La tomba e' stata scoperta nei giorni scorsi. ''Il gruppo Odysseus - afferma Marcocci - si e' costituito il 13 luglio scorso proprio per affrontare questi scavi: sapevamo che nella zona c'erano alcuni reperti. All'inizio eravamo in nove, ma via via si sono aggiunte nuove persone e ogni mattina ci sono curiosi che fanno la fila per aiutarci a scavare''. Tutto il lavoro viene fatto a mano: si tratta di togliere terra e sterpaglie dal sito, sotto la direzione della sovrintendenza archeologica della Toscana. ''Alla fine della settimana - prosegue Marcocci - la prima tomba sara' portata di nuovo completamente alla luce, e dopo proseguiremo gli scavi per la seconda''.
Intanto, pero', c'e' la paura che questa tomba, e i suoi preziosi oggetti, entrino nel mirino dei ladri. ''Finora - conclude Marcocci - le tombe erano praticamente invisibili: ora invece temiamo per i reperti e abbiamo allertato autorita' e forze dell'ordine che hanno gia' effettuato alcune ronde notturne per difendere il sito dai tombaroli e dai curiosi''. (ANSA)

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07 agosto 2007

ARCHEOLOGIA: Perù, scoperte maschere funerarie cultura Mochica.

Risalgono a 1.700 anni fa Rom, 6 ago. (Apcom) - Apparterrebbero a un notabile della cultura pre-incaica Mochica, vissuto presumibilmente 1700 anni fa, le sei maschere funerarie di rame dorato con tratti di felini e piccoli denti in madreperla scoperte nella necropoli di Huaca Rajada, vicino alla località costiera di Chiclayo, 655 chilometri a nord-ovest di Lima. Lo riferisce l'agenzia Misna.
Per l`archeologo Walter Alva i reperti sarebbero dai 60 ai 70 anni più antichi del sacrario del `Signore di Sipan`, il cosiddetto "Tutankhamon delle Americhe", rinvenuto nel 1987 e considerato il monumento funebre più maestoso scoperto nel Continente americano.

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ARCHEOLOGIA: Messico; allarme siti, Governo latitante.

(ANSA) - CITTA' DEL MESSICO, 2 AGO - L'intero patrimonio archeologico messicano e' in emergenza, afflitto da problemi a cui lo Stato visibilmente non riesce a fare fronte e con un dato incredibile pubblicato di recente dalla stampa, secondo cui delle 39.305 zone archeologiche nazionali, soltanto 173 sono aperte (meno dell'1%), ed appena una appartiene interamente alla nazione.
Il dibattito e' divenuto piu' acceso proprio nel momento in cui, insieme al Colosseo e al santuario peruviano di Machu Picchu, le rovine Maya di Chichen Itza' sono state incluse fra le nuove Sette meraviglie del mondo.
Uno studio pubblicato dal quotidiano La Jornada ha rivelato che solo Tula, la capitale precolombiana dell'antico Stato tolteca, dichiarata patrimonio dell'umanita' dall'Unesco, attualmente e' l'unica riserva archeologica di proprieta' dell'Istituto nazionale di antropologia e storia (Inah).
L'Inah, istituito nel 1939, ha acquisito parzialmente 61 aree archeologiche, i cui terreni sono pero', a seconda dei casi, proprieta' ''di entita' di diversa funzione federale, statale, municipale, comunale o addirittura del tutto private''.
Questo significa, prosegue il giornale, che ''quasi tutti i siti che conservano patrimoni pre-ispanici si trovano alla merce' degli speculatori immobiliari e dell'industria del turismo di massa''.
A quello della carenza di fondi per acquistare terreni privati, che e' l'ostacolo piu' grande che l'istituto si trova ad affrontare, si aggiungono ''il problema dei saccheggi, la mancanza di vigilanza, gli interessi particolari e i danni che diversi monumenti presentano, a causa del mancato mantenimento''.
Di fronte al riconoscimento ottenuto con l'inclusione di Chichen Itza' fra le nuove meraviglie del mondo, il governo messicano, sta cercando di correre ai ripari.
Il presidente della repubblica Felipe Calderon ha annunciato qualche mese fa un ''programma di riabilitazione'' per le 173 aree aperte al pubblico, delle quali per il momento soltanto 47 godono dello status di ''monumento archeologico'' per un decreto dell'Esecutivo.
Calderon ha anche promesso l'apertura di 10 nuovi siti preispanici durante la sua amministrazione (tre nel Chiapas, due a Guanajuato, due nello Zacatecas, e uno rispettivamente a Hidalgo, Guerrero e Puebla).
Inoltre, e' di questi giorni la notizia secondo cui il governo sta cercando il modo di acquisire i terreni di Chichen Itza', in cui si trova il Castello Maya di Kukulcan, che attualmente appartengono a ''tre comunita' indigene e a sei privati''.
L'area, che si trova nello Yucatan e ha un'estensione di circa 15 chilometri quadrati, ha sempre avuto un grande interesse per l'Inah che, secondo quanto ha commentato il suo direttore Alfonso De Maria y Campos, ''da tempo vorrebbe acquisire i terreni, ma non possiede i ricorsi economici necessari''.
''L'espropriazione - ha aggiunto De Maria y Campos - potrebbe essere una possibilita''', anche se per il momento si considerano altre opzioni, come lo scambio con altri terreni attraverso il Fondo nazionale per il turismo (Fonatur).(ANSA).

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ARCHEOLOGIA: Egitto, scoperta fortezza Faraonica nel Sinai

(ANSA) - IL CAIRO, 22 LUG - La piu' grande fortezza sull'antica via di Horus, vitale collegamento tra Egitto e Asia, e' stata scoperta nei pressi di Qantara, 3 chilometri a est del Canale di Suez; una costruzione che risale al Nuovo Regno, tra la XVIII e XIX dinastia (1543-1186 a.C.).
La grande fortezza, lunga 500 metri e larga 250, con mura di 2 metri di altezza e 13 metri di spessore, e' circondata da ventiquattro torri rettangolari che, secondo la missione del Consiglio Superiore delle Antichita' diretta da Mohamed Abdel Maqsud, capo del Consiglio per le Antichita' d'Egitto, testimoniano che la fortezza militare segnava il confine orientale dell'antica citta' di Tharo, punto di partenza delle armate egiziane durante il Nuovo Regno.
All'interno della fortezza gli archeologi hanno trovato pezzi risalenti all'epoca del faraone Tuthmose III (1457-1424 a.C.); dagli scavi risulta inoltre che la costruzione e' stata allargata all'epoca di Ramsete II (1279-1212 a.C.).
''Ora, grazie a questa scoperta, l'antica citta' di Tharo combacia perfettamente con le iscrizioni sui muri del tempio di Karnak che raccontano della campagna militare in Asia di Seti I (1290-1279 a.C.)'', ha spiegato Mohammed Abdel Maqsud, sottolineando anche che la fortezza dimostra che la citta' di Tharo, utilizzata gia' nell'Antico e Medio Regno, si e' espansa e ha assunto importanza durante il Nuovo Regno e fino in epoca romana. La gigantesca fortezza proteggeva l'accesso al delta del Nilo e il confine orientale.
Secondo le iscrizioni del tempio di Karnak, lungo l'antica via militare di Horus c'erano undici fortezze che portavano i nomi dei faraoni del Nuovo Regno. (ANSA).

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ARCHEOLOGIA: GB, scoperto favoloso tesoro Vichinghi.

(ANSA-AFP) - LONDRA, 19 LUG - Un favoloso tesoro vichingo, composto da 617 pezzi in argenti, un bracciale a fascia e un tamburo rivestito d'argento, e' stato scoperto con dei metal detector in Gran Bretagna. Lo ha reso noto oggi il British Museum.
Secondo il museo londinese si tratta del piu' importante tesoro dei Vichinghi scoperto nel paese da piu' di 150 anni. Il suo ritrovamenti si deve a due britannici, David Whelan, 60 anni, e il figlio Andrew, 25 anni, che facevano ricerche nel North Yorkshire (Inghilterra settentrionale).
Alcuni pezzi provengono, secondo il British, da Afghanistan, Russia, Scandinavia, Europa continentale e Irlanda. In alcuni casi sono modelli molto rari che fanno riferimento all'islam, alla cristianita' e ad una forma pre-cristiana di religione dei Vichinghi. (ANSA-AFP)

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06 novembre 2006

Un ponte sull'Adriatico; Piceni & Europa a Udine

(ANSA) - UDINE, 6 NOV - L' arte e la cultura dei Piceni come esempio delle importanti relazioni intercorse tra le due sponde dell' Adriatico nell' Eta' del Ferro. La mostra ''Piceni & Europa'', ospitata nel Museo Archeologico, in Castello a Udine, fino al 6 gennaio del prossimo anno vuole dimostrare che le relazioni tra le popolazioni delle due sponde dell' Adriatico e del Mediterraneo, parzialmente interrottesi negli ultimi decenni del Novecento, furono in effetti sempre molto intense.
Il popolo dei Piceni viveva nell' Eta' del Ferro in Italia, nel versante adriatico, tra i fiumi Foglia e Pescara. Il territorio piceno comprendeva dunque tutte le odierne Marche e la parte settentrionale dell' Abruzzo (che corrisponde grosso modo all' attuale Provincia di Teramo).
L' alta qualita' e originalita' dell' arte picena, le iscrizioni che segnano l' inizio della storia nelle Marche, gli eccezionali corredi di armi e di ornamenti femminili, portano a considerare i Piceni il corrispettivo degli Etruschi sul versante adriatico.
Ed e' proprio attraverso una scelta molto mirata di oggetti che la mostra intende documentare, sulla base della somiglianza e a volte dell' identita' degli oggetti, per lo piu' rinvenuti nei corredi funerari, lo spostamento delle persone dalla penisola italiana verso le attuali Croazia e Slovenia e soprattutto lo spostamento delle merci e dei relativi modelli culturali cui esse si ispiravano.
La rassegna presenta una parte della collezione di materiale piceno acquistata alla fine dell' Ottocento dall' industriale appassionato di archeologia Otto Schott. Il materiale, che proviene per lo piu' dalla necropoli picena di Montegiorgio, rientra quindi dopo oltre un secolo per la prima volta in Italia. La mostra, che ha avuto una prima tappa a Capodistria, proseguira' poi per un museo delle Marche, regione che fu sede della civilta' dei Piceni e fa parte di un progetto piu' ampio che prevede la pubblicazione del catalogo di tutto il materiale della collezione di Jena (citta' tedesca del Land della Turingia), la pubblicazione del catalogo della mostra e la pubblicazione degli atti di un convegno che si e' tenuto a Pirano alla meta' dello scorso mese di settembre, cui hanno partecipato i massimi esperti della civilta' picena. (INFO: Musei civici del castello di Udine 0432-271591). (ANSA).

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USA, Venere restaurata con ispettori aerei

SUCCEDE AD ATLANTA, PER STATUA ROMANA CON TESTA SEPARATA (ANSA) - NEW YORK, 3 nov - Per restaurare una Venere romana del primo secolo dopo Cristo, verosimilmente trovata in Francia quasi duecento anni fa, il museo Michael C.Carlos della Emory University di Atlanta, in Georgia, ha fatto appello agli ispettori aerei della Delta Airlines.
Gli esperti, piu' abituati ad esaminare ai raggi x i motori dei velivoli di linea, per essere sicuri che non siano stati danneggiati dalla ore di volo o da eventuali uccelli centrati al decollo a all'atterraggio, hanno accettato con entusiasmo.
Il museo dell'ateneo georgiano ha comprato la Venere, l'estate scorsa, e per la prima volta da quasi 200 anni si sta preparando a presentarla al pubblico quasi intera: purtroppo mancano le braccia, probabilmente perdute o distrutte.
Il corpo della dea romana dell'amore e' stato acquistato dall'ateneo georgiano all'asta da Sotheby's a New York per quasi un milione di dollari il 6 giugno scorso.
La testa apparteneva ad un collezionista privato di Houston, in Texas, che ha accettato di venderla al museo per circa 50mila dollari.
In realta' non e' la prima volta che gli ispettori della Delta dell'aeroporto internazionale di Harstfield-Jackson di Atlanta lavorano per gli archeologi della Emory, e lo hanno fatto di nuovo ben volentieri, su base volontaria, visto anche l'interesse del caso. In precedenza erano stati chiamati per esaminare un vaso antico ed una piccola statua.
Nei giorni scorsi, la testa e' stata esaminata per la prima volta ai raggi x per capire esattamente quali sono le sue condizioni, e soprattutto se e come era stata restaurata in passato.
Ora si trattera' di comprendere, in particolare, le condizioni dei perni in metallo inseriti, si presume, quasi due secoli or sono: sia per evitare che il marmo si sfaldi o si sbricioli, sia per mettere la testa della Venere su un piccolo piedestallo.
Il conservatore del museo dell'universita', Renee Stein, pensa che sara' un perno in acciaio inossidabile a sostituire quello attuale in acciaio, fissato anche grazie ad una colata di piombo, e prevede che la statua potra' essere esposta - quasi completa - nella primavera prossima.
Secondo gli studi effettuati dal museo, la statua si trovava probabilmente vicino ad una fontana o una piscina del giardino di una villa ai tempi dell'Impero Romano, probabilmente nell' attuale Francia.
Se n'e' trovata traccia nella collezione di un consigliere artistico di Napoleone Bonaparte, nel 1830, ha spiegato alla Ap Jasper Gaunt, il responsabile per le antichita' del museo di Atlanta.
Soprattutto, c'e' una incisione del 1836 che presenta la statua intatta, e si ignora tuttora quando la testa e la braccia della Venere - che probabilmente sono andate perdute o distrutte - si sono staccate dal corpo. (ANSA).

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Prorogata al 26 Novembre: ''ARCHEOLOGIA IN FESTA''

(NOTIZIARIO TURISMO LAZIO) (ANSA) - ROMA, 3 Nov - E' stata prorogata al 26 novembre la mostra ''Archeologia in festa 13 capolavori tornano a casa'' che presenta le 13 opere rientrate definitivamente in Italia dal Museum of Fine Arts di Boston.
Lo ha reso noto la soprintendenza archeologica di Roma. Le 13 opere, che sono state allestite al primo piano del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, sono state trasferite definitivamente dagli Stati Uniti in Italia, contestualmente alla stipula di un accordo bilaterale, tra il Museo of Fine Arts di Boston e il Ministero per i beni culturali, nell'ambito di accordi di cooperazione internazionale allo scopo di ridurre i traffici illeciti di opere d'arte.
''Le opere tornate da Boston - informa una nota della soprintendenza - sono vasi greci di produzione attica a figure nere e rosse, provenienti dall'Etruria, vasi italioti di produzione apula e lucana, una statua di Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano e una base in marmo''.
Sono stati rintracciati grazie alle indagini condotte dal Comando carabinieri tutela patrimonio culturale. Le opere sono in mostra nella sala del teatro, insieme ad altre opere appartenenti al museo di Palazzo Massimo e provenienti da villa Adriana a Tivoli.

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23 ottobre 2006

Germania, trovato insediamento di 7Mila anni fa

(ANSA) - BERLINO, 20 OTT - I resti di un insediamento preistorico risalente a circa 5.000 anni prima di Cristo e' stato trovato vicino a Landshut (in Baviera), durante i lavori di allargamento del cimitero cittadino.
Gli archeologi hanno trovato quella che sembra una discarica per immondizie databile intorno al 4.900 a.C, ha annunciato oggi un portavoce della Sovrintendenza ai monumenti a Landshut.
I disegni sui resti di terracotta e scarti della produzione di utensili in pietra inducono gli archeologi a pensare che si tratti di popolazioni provenienti dall'odierna Repubblica Ceca, ha detto il portavoce.
E' stata trovata anche una tomba celtica, nella quale fu sepolta una donna di una tribu' celtica vissuta nel secondo secolo prima dell'era cristiana.
(ANSA).

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Cipro; Trovate 120 ancore dell'età del bronzo

DA SUBACQUEI BRITANNICI SUL FONDO MARINO AL LARGO DI PAFOS (ANSA) - NICOSIA, 17 OTT - L'isola di Cipro non smette mai di riservare sorprese agli archeologi. L'ultimo ritrovamento, come scrive oggi il quotidiano in lingua inglese Cyprus Mail, e' stato effettuato da una squadra di ricercatori subacquei britannici che dal fondale al largo della costa di Pafos hanno riportato in superficIe 120 ancore di pietra alcune delle quali risalirebbero all'Eta' del Bronzo (2500-1125 a.C.) Il numero dei reperti ritrovati fa di questo il secondo piu' importante ritrovamento di ancore nel Mediterraneo orientale e rafforza la convinzione degli esperti che nell'antichita' su quel lato dell'isola dovesse trovarsi una grande citta' portuale da cui transitavano fiorenti commerci marittimi tra l'Oriente e l'Occidente.
(ANSA).

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Casa epoca Romana rinvenuta in Lucchesia

RISALE AL 180 A.C. E' IN AREA DEFINITA 'POMPEI DI FANGO' (ANSA) - CAPANNORI (LUCCA), 16 OTT - Una casa di epoca romana, risalente al 180 a.C. e' stata rinvenuta durante gli scavi per la realizzazione del nuovo casello di Capannori della Autostrada A11 Firenze-Mare, in una zona che gli archeologi hanno gia' definito la 'Pompei di fango' per vari ritrovamenti sotto un sedimento alluvionale. Il sito archeologico e' denominato Frizzone e si trova in localita' Cascine.
All' interno della casa sono visibili le travi che costituivano il solaio franato a causa dell' alluvione che ricopri' tutta la zona. Dentro quella che era un'abitazione ad un solo locale con annessa una capanna circolare dove probabilmente si accendeva il falo', sono stati rinvenute anfore, vasellame, una fibula bronzea oltre a granaglie e a sementi fra cui anche una specie di cereale che oggi non esiste piu'. Gli archeologi hanno rinvenuto anche cinque coleotteri ed uno scarabeo: gli insetti e i resti alimentari sono adesso allo studio di naturalisti ed esperti di biologia molecolare che ne stanno ricostruendo la provenienza.
La presentazione della scoperta, alla presenza del sottosegretario ai beni culturali Andrea Marcucci, e' avvenuta questa mattina. ''Occorre valorizzare questo sito che ogni settimana regala nuovi ritrovamenti'', ha detto Marcucci.
In passato la 'Pompei di fango' aveva riconsegnato gli scheletri di due neonati e di un cane, anfore, impronte di botti e un calcatorium, la vasca per il vino usata dai romani. Gli studiosi ritengono che li' sorgesse un villaggio.
(ANSA).

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Siria, scoperto edificio di 11.000 anni fa

CONTIENE DECORAZIONI PITTORICHE PIU' ANTICHE DEL MEDIO ORIENTE (ANSA-AFP) - DAMASCO, 3 OTT - Un edificio decorato con pitture multicolori, risalente a circa 9.000 anni prima di Cristo, e' stato riportato alla luce nei pressi della riva dell'Eufrate, nel nord della Siria. Lo ha annunciato oggi da Damasco il responsabile della missione archeologica francese in Siria Eric Coqueugniot.
''E' stata fatta una scoperta eccezionale riportando alla luce un grande edificio circolare a Dja'de (sulla riva sinistra dell'Eufrate)'', ha precisato Coqueugniot.
Questo edificio, molto piu' grande delle abitazioni che di solito vengono scoperte nell'area, ''doveva essere di uso collettivo, probabilmente per tutto il villaggio o per un gruppo'', ha aggiunto Coqueugniot.
''Una parte di questo edificio e' a forma di un cranio di bufalo e conserva una decorazione dipinta, la piu' antica del Medio Oriente'', ha dichiarato l'archeologo francese che dirige da piu' di 15 anni gli scavi sul sito di Dja'de.
''Le pitture geometriche policrome'' che decorano l'edificio saranno esposte al museo di Aleppo, nel nord della Siria.
''Sono stati anche ritrovate molte armi da caccia (punte di frecce) e utensili domestici'', ha concluso Coqueugniot.
(ANSA-AFP)

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17 agosto 2006

La ruota inventata nelle steppe del Nord / ANSA

PER STUDIOSO TEDESCO CADE L'IPOTESI DELLA NASCITA IN MESOPOTAMIA (ANSA) - BERLINO, 16 AGO - La ruota e il carro, la prima grande innovazione tecnica che rivoluziono' profondamente la vita dell'uomo, non furono inventati in Mesopotamia ma in una regione a nord del Caucaso e del Mar Nero, secondo i risultati delle ultime ricerche del tedesco Joseph Maran, professore di Archeologia presso l'Universita' di Heidelberg (sud-ovest della Germania), che ne parla oggi al quotidiano 'Tagesspiegel'.
''In base alle ultime scoperte, ritengo che l'invenzione avvenne in una regione ben precisa, da dove si diffuse rapidamente al resto del mondo'', ha detto Maran, secondo cui la regione in questione non sarebbe tuttavia la Mesopotamia come tutti i libri di scuola ci hanno finora insegnato, bensi' un territorio che si estende tra le odierne Ucraina e Georgia.
In quest'area a nord del mar Nero, in particolare nella zona tra il Dnepr e il basso Danubio, si sarebbe infatti sviluppata tra la fine del IV e il III millennio a.C. la cosiddetta 'Cultura di Tripol'e', una cultura preistorica che prende nome dall'omonimo villaggio presso Kiev, in Ucraina. Secondo alcuni studiosi a Tripol'e sarebbe stato fatto uso per la prima volta uso dei metalli, tra cui l'argento e poi il rame.
Scavi recenti proprio in questa zona hanno rinvenuto i resti di numerosi insediamenti umani risalenti a circa 6.000 anni fa e tra i reperti figurano anche prototipi in argilla della prima ruota da trasporto nella storia.
''Da qui provengono i primi modelli in argilla di carri trainati da ruote'', ha detto Maran, convinto del fatto che questa regione abbia costituito attorno al 4.000 a.C. il primo centro di innovazione e promozione della cultura umana. Ma perche' hanno inventato la ruota? A questa domanda Maran risponde sicuro: per la necessita' di muoversi piu' facilmente tra un villaggo e un altro o all'interno dei campi. Secondo il professore, sarebbe stata dunque l'esigenza del trasporto a motivare questa popolazione a perfezionare il carro a quattro ruote, una invenzione facilitata da condizioni ambientali favorevoli quali la pianura e la disponibilita' di grossi animali da tiro. Anche altri popoli, tra i quali, ad esempio, i Maya dell'America centrale, avevano infatti inventato la ruota, che tuttavia non venne mai utilizzata ai fini del trasporto per un semplice motivo: l'assenza di animali domestici da tiro.
La svolta negli studi del professor Maran e' avvenuta dopo il crollo dell'Unione Sovietica, quando le porte delle ex repubbliche vennero aperte a studiosi e archeologi, anche occidentali, interessati ad approfondire le proprie ricerche nella zona. Da allora, molti sono stati i ritrovamenti che provano il precoce sviluppo culturale della regione, in anticipo sulla Mesopotamia di circa 500 anni.
La 'culla della civilta''' sembra dunque spostarsi verso le steppe del nord, da dove ruota e carro si sarebbero rapidamente diffusi nella Mezzaluna fertile (oggi Iraq), nel Mediterraneo e nell'Europa del nord.
Ancora oggi gli storici non sanno se gli inventori si siano mossi allora grazie ai loro carri trainati da buoi o semplicemente a piedi, con il solo bagaglio del loro know-how.
Comunque sia andata, i loro movimenti hanno permesso di dar vita ad una rivoluzione tecnica di grande impatto, che ha svegliato di colpo l'umanita' portando allo sviluppo di arte, architettura e civilta'.
La ruota, sia fissata ad un mozzo oppure unita ad un asse, solo con il perfezionamento ed alleggerimento attraverso i raggi, qualche millennio dopo permise all'umanita' di provare i primi brividi della velocita', spesso sui cocchi da guerra trainati da possenti cavalli. (ANSA).

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Scoperti in Germania resti capanna Neandertal

DECINE GLI UTENSILI PORTATI ALLA LUCE (ANSA) - BERLINO, 16 AGO - Resti di una abitazione di neandertaliani sono stati scoperti presso Aquisgrana (Aachen in tedesco), in Nordreno-Vestfalia, ovest della Germania.
Durante gli scavi in una miniera a cielo aperto, un avvallamento nel terreno dagli archeologi e' stato identificato come un basamento ovale lungo 2 metri e profondo 75 centimetri, che avrebbe costituito il pavimento della capanna vecchia 120mila anni.
Nelle vicinanze sono stati trovati inoltre circa 60 utensili in pietra, tra cui asce e lame per tagliare la carne.
Gli uomini di Neandertal, dal nome di una valle tedesca dove furono trovati i primi esemplari nel XIX secolo, si sono estinti circa 30mila anni fa. (ANSA).

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Arrivate 12 mummie popolo delle nuvole a Bolzano

FARANNO COMPAGNIA AL CELEBRE OETZI (ANSA) - BOLZANO, 4 AGO - Da oggi Oetzi, la mummia dei ghiacci di 5 mila anni fa ospitata al Museo Archeologico di Bolzano, avra' compagnia: dal Peru' sono arrivate 12 mummie dell'antica e misteriosa civilta' dei Chachapoya che saranno messe in mostra a partire dall'11 agosto.
Si tratta di un'esposizione dedicata al ''Popolo delle nuvole'' che visse tra l'800 e il 1500 dopo Cristo nel cuore del Peru', per poi essere conquistato dagli Incas e per scomparire poi definitivamente in seguito alle malattie portate dai conquistadores spagnoli.
Le 12 mummie - accompagnate da un centinaio di altri reperti archeologici - fanno parte delle 219 ritrovate a cinquemila metri di quota nel 1996, sopra la laguna des Condores, su una parete rocciosa, dentro la quale erano state scavate delle nicchie funerarie.
Gli Incas descrissero i Chachapoya come ''guerrieri alti dalla pelle e dai capelli chiari''. E' un popolo misterioso di cui si sa poco, che perche' sembra che non conoscesse un vero e proprio sitema di scrittura. Il sito archeologico piu' famoso e' quello delle rovine fortificate di Kuelap.
Delle dodici mummie che sono arrivate a Bolzano, due sono di bambini. Due sono scoperte mentre le rimanenti sono avvolte in preziosi tessuti. Le salme erano poste infatte in posizione accovacciata, avvolte in tessuti sui quali era ricamato un ritratto. Le mummie erano poi poste all' interno delle nicchie a picco sul canyon a 5 mila metri di quota. I Chachapoya erigevano i loro insediamenti, in pietra e a pianta circolare, su alture di montagna avvolte dalle nebbie: per questo erano chiamati il ''Popolo delle nuvole''.
Ancora non si conosce la tecnica di conservazione delle mummie dei Chachapoya. Se, ad esempio, i corpi venivano imbalsamati e privati delle interiora come facevano gli egizi.
Certo e' che il clima secco e freddo dei 5 mila metri di quota in cui si trovano i sepolcri hanno offerto condizioni ideali affinche' i cadaveri mummificassero. Secondo alcuni archeologi, i Chachapoya si servivano dei loro morti come oracolo.
Prima di riuscire a fare arrivare in Europa le mummie, i responsabili del Museo Archeologico di Bolzano hanno avuto rapporti non solo con i dirigenti del Museo di Leymebamba, che hanno accompagnato i reperti per tutto il viaggio, ma hanno anche dovuto tenere una pubblica assemblea con gli abitanti di un paesino della zona che si considerano discendenti del ''Popolo delle nuvole''. A questi hanno dovuto promettere che alcune ricerche scientifiche che sulle mummie Chachapoya sono in programma in Europa, con la partecipazione anche di Eduard Egarter, capo del team internazionale che da anni studia la mummia di Oetzi, saranno assolutamente non invasive. A questo scopo un rappresentante del paese e' stato inviato a Bolzano per seguire di persona l'esposizione archeologica e le ricerche scientifiche. (ANSA).

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02 agosto 2006

Torna alla luce il Colosseo di Sofia

SCOPERTO ENORME ANFITEATRO ROMANO NELLA CAPITALE DELLA BULGARIA (ANSA) - SOFIA, 31 LUG -
Spettacolare scoperta archeologica in Bulgaria, nel centro della capitale Sofia: un enorme anfiteatro romano, paragonabile per dimensioni al Colosseo a Roma, e' venuto alla luce durante recenti scavi.
I primi indizi della presenza di resti di una antica costruzione di epoca romana sono stati rinvenuti alcuni mesi fa quando sono iniziati i lavori per la costruzione di un albergo in una zona del centro storico della capitale. Oggi, grazie ai primi scavi archeologici diretti dal prof. Jarin Velichkov, si puo' avere un'idea piu' precisa dell'antico anfiteatro.
A giudicare dai reperti - oltre ai resti litici, oggetti vari, utensili e monete - la sua costruzione inizio' all'epoca dell'imperatore Diocleziano e fu conclusa da Costantino nel IV secolo d.C., quando Sofia (il suo nome antico era Serdica) e la Bulgaria facevano parte delle province orientali dell'Impero Romano.
L'impressionante arena dentro l'anfiteatro e' lunga 60 metri e larga 43: ovvero si avvicina per grandezza a quella del Colosseo. Secondo le stime degli esperti, le tribune erano alte circa 20 metri e potevano ospitare fino a oltre 20.000 spettatori per le lotte dei gladiatori. Nel corso degli scavi effettuati finora, sono state scoperte le tribune adibite alle classi sociali piu' alte degli abitanti di Serdica, nonch‚ la porta dalla quale venivano fatti entrare gli animali per i combattimenti.
Fino ad oggi erano stati scoperti 76 anfiteatri risalenti all'epoca degli antichi romani, ma quello di Sofia appare, per le sue misure, senza precedenti nelle terre delle province orientali dell'Impero romano. Secondo gli archeologi, per grandezza e orientamento (est ovest), l'arena assomiglia a quella analoga esistente a Parigi, l'antica Lutetia.
L'anfiteatro era adiacente alle mura di cinta di Serdica. Con l'avvento del Cristianesimo, fu distrutto alla fine del IV secolo a seguito degli editti dell'imperatore Teodosio I.
''Siamo rimasti estremamente sorpresi e meravigliati quando ci siamo resi conto che l'anfiteatro fu costruito sulla base di un antico teatro preesistente'', ha dichiarato all'Ansa Jarin Velichkov. Quando, infatti, gli archeologi hanno cominciato a scavare per capire se sotto l'arena dell' anfiteatro ci fossero delle gallerie come nel Colosseo, hanno scoperto il palcoscenico in pietra di un teatro, di 38 metri di diametro, risalente al I II secolo d.C.
Secondo il prof. Velichkov, questo e' il primo caso in cui nei territori dell'antico Impero romano viene ritrovata una simile combinazione di ''due in uno'' (teatro sotto la pianta dell'anfiteatro). Grazie alla sensazionale scoperta dell'anfiteatro di Sofia, viene svelato un enigma durato quasi 90 anni: nel 1919, durante l'opera di costruzione di un edificio abitativo proprio nella zona dell' anfiteatro, fu rinvenuta una grande lapide sulla quale erano scolpite scene di lotte gladiatorie. Nella parte sinistra della lapide era scolpita la pianta di un anfiteatro. Gli archeologi chiamarono la lapide 'il cartellone' e giunsero alla conclusione che l'antica Serdica probabilmente aveva un suo anfiteatro, ma ignoravano la sua ubicazione. Fino ad oggi, i loro sforzi di scoprirlo erano rimasti vani.
Il Comune di Sofia intende ora chiarire quanto prima il problema della proprieta' dei terreni nei quali e' situato l'anfiteatro (nel frattempo la costruzione dell'albergo e' stata sospesa) e trovare eventualmente i fondi necessari per comprare i lotti in mano privata e mandare avanti gli scavi. Al momento l'anfiteatro e' recintato per gli scavi, ma in futuro sara' aperto al pubblico.
RED-BUS 31-LUG-06 19:11 NNNN

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28 giugno 2006

In Algeria e Israele primi gioielli umanità'

PRIMI SEGNI CULTURA FORSE DA ANTICIPARE A 100.000 ANNI FA (ANSA-AFP) - WASHINGTON, 23 GIU - Perle ricavate da conchiglie che risalgono almeno a 100.000 anni fa potrebbero essere i gioielli piu' antichi dell'umanita', secondo uno studio pubblicato oggi negli Stati Uniti dalla rivista americana Science I gioielli sono di 25.000 piu' antichi di pezzi analoghi trovati due anni fa nell'Africa del Sud.
''Il nostro studio sostiene la teoria secondo la quale gli uomini in Africa hanno sviluppato comportamenti considerati moderni in un'epoca molto lontana'' ha detto Francesco d'Errico,membro del Centro nazionale delle ricerca scientifica e ricercatore dell'Istituto della preistoria e di geologia quaternaria dell'Universita' di Bordeaux e coautore dello studio pubblicato da Science.
Le perle sono state trovate tra il 1930 e il 1940 in Israele e in Algeria. Le due perle trovate in Israele risalgono al minimo a 100.000 anni fa, quelle in Algeria a 90.000. Finirono dimenticate nei musei a Londra e a Parigi e solo di recente, in occasione di uno studio delle collezioni, sono state ritrovate e datate.
Secondo lo studio le conchiglie lavorate per ricavarne delle pietre sono state ritrovate lontano dal mare particolare che fa supporre che sono state portate deliberatamente nei luoghi dove sono state ritrovate.
Sinora gli scienziati pensavano che i primi segni della cultura umana erano apparsi fra i 35.000 e i 40.000 anni fa quando gli uomini sono arrivati in Europa. ''I gioielli esprimono probabilmente numerosi aspetti dell'identita' sociale e culturale dell'uomo e gli archeologi concordano nel ritenere che le parure personali sono una delle espressioni piu' importanti della cultura umana moderna'' ha detto Marian Vanhaeren, dell'University College di Londra, coautrice dello studio.(Fonte:ANSA)

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22 giugno 2006

Archeologia: volto di 38 secoli fà ricostruito al computer

MUMMIA SCANNERIZZATA DA SCIENZIATI GIAPPONESI (ANSA) - TOKYO, 22 GIU - Torna in vita grazie ai miracoli della computer grafica il volto dell'egiziano Sinuhe, il guerriero immortalato nel celebre romanzo dell'antichita' 'Le avventure di Sinuhe'.
Un gruppo di scienziati giapponesi, appartenenti al Dipartimento di egittologia dell'universita' Waseda di Tokyo, e' riuscito a ricostruire al computer il viso del guerriero vissuto piu' di 3.800 anni fa. I ricercatori hanno raggiunto questo risultato partendo dalla mummia, scoperta lo scorso anno in Egitto nel sito archeologico di Dahshur.
Il viso digitalizzato rappresenta un uomo di circa 45 anni, occhi affusolati, pelle scura e labbra carnose. La mummia e' stata scannerizzata con sofisticate apparecchiature, che, assieme a un'accurata ricostruzione storica, hanno permesso la riproduzione dei tratti somatici dell'uomo.
Sinuhe, immortalato anche in un colossal hollywoodiano del 1954, fu un generale egiziano vissuto intorno al 1750 avanti Cristo. Le uniche informazioni storiche sul suo conto, che ne confermano l'identita' e la posizione sociale, provengono da alcune iscrizioni presenti sulla maschera, ritrovata ancora intatta sul volto della mummia.
Non e' la prima volta che si fa ricorso alla computer grafica per riprodurre le sembianze di personaggi vissuti nell'antico Egitto: lo scorso anno era toccato alla mummia del ben piu' noto faraone Tutankhamon, del quale per la prima volta, grazie al trattamento digitale, fu possibile conoscere i tratti somatici a 3 millenni dalla morte. (Fonte: ANSA).

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16 giugno 2006

Archeologia: A caccia della capitale perduta degli INCA

UNA SPEDIZIONE SPAGNOLA PARTE ALLA RICERCA DI VILCABAMBA (ANSA) - MADRID, 16 GIU - Partira' dalla Spagna una spedizione archeologica con l'obiettivo di riportare alla luce quella che gli studiosi ritengono sia Vilcabamba la Grande, la capitale perduta dell'ultimo regno Inca.
Le ricerche storiografiche e le spedizioni dell'equipe di specialisti spagnoli, nella foresta del Peru', sono durate gia' otto anni, prima di arrivare alla conclusione che ci sono molte probabilita' di essere prossimi ad uno dei ritrovamenti archeologici piu' importanti del secolo.
L'antica citta' Inca divenne nel XVI secolo il baluardo dell'insurrezione indigena contro l'invasione spagnola, dopo che il sovrano Manco Inca vi si era rifugiato per contrastare la dominazione straniera. In quel periodo il galiziano Juan Diaz de Betanzos tento' di mediare un accordo tra la corona spagnola e il regno locale, e le sue cronache sono servite ora di base alla ricerche storiografiche del progetto di Del Valle.
Nel 1572 il successore di Manco Inca, Tupac Amaru, di fronte all'imminente e ormai inevitabile conquista da parte delle forze spagnole, dette tuttavia l'ordine di bruciare e abbandonare la citta' che scomparve dalle cronache e dalla storia del mondo.
Vilcabamba venne infatti dimenticata per quattro secoli, fino alle prime esplorazioni nel Novecento che tentarono inutilmente di ritrovarne le tracce. Nel frattempo era stata fondata Vilcabamba la Nueva in una zona piu' accessibile.
La spedizione spagnola avrebbe ora individuato le rovine di Vilcabamba, la cui tragica storia e i misteri che la circondano continuo ad attrarre l'attenzione di ricercatori di vari paesi, nella regione peruviana di Cusco, in una zona impervia sulla cima di una montagna a circa 80 km da Machu Picchu, nascoste sotto una fitta selva.
''Crediamo di aver determinato il luogo dell'insediamento confrontando i dati della cronaca dell'epoca con le rilevazioni topografiche'' ha spiegato Del Valle, storico galiziano a capo della spedizione, in una conferenza stampa a Santiago de Compostela per annunciare la nuova spedizione che partira' tra alcune settimane e restera' nel paese latino americano fino a missione compiuta.
''Nella passata spedizione abbiamo realizzato un sopralluogo della zona in collaborazione con l'archeologo Luis Guevara, dell'Istituto Nazionale di Cultura del Peru''' continua del Valle.
''Adesso il nostro obiettivo e' ripulire l'area, di circa 15.000 metri quadrati, confermare il ritrovamento e iniziare a riportare alla luce le antiche rovine''. (Fonte: ANSA)

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12 giugno 2006

Esperto GB: nessuna piramide sotto collina di Visocica

Si tratterebbe solo di formazione naturale Sarajevo 6 giu. (Ap) - Non esiste alcuna piramide in Bosnia: lo ha affermato il preisidente dell'Associ9azione Archeologica Europea, il britannico Antghony Hardin, il quale ha negato che la collina di Visovica possa nascondere al suo interno i resti di una piramide, come ritenuto da alcuni esperti; si tratterebbe invece di una semplice struttura naturale se pure di forma curiosa.
Gli scavi archeologici nella collina che sovrasta la località bosniaca di Visoko, erano inziati il 14 aprile scorso, a caccia di quella che potrebbe rivelarsi la prima piramide mai ritrovata sul suolo europeo. I rilievi iniziali mostravano infatti che la collina di Visocica è formata da pendii regolari inclinati a 45 gradi, orientati verso i quattro punti cardinali e con una sommità piatta, non diversamente da quanto accade in alcuni punti del Sudamerica.
I primi scavi hanno portato alla luce un ingresso lastricato e alcune gallerie che potrebbero collegare Visocica ad altre due colline circostanti più piccole, e che secondo le immagini satellitari potrebbero anch'esse essere due piramidi parte di un unico complesso archeologico.
(Fonte: APCOM)

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07 giugno 2006

Bosnia: Piramidi di Visoko, team Unesco per svelare mistero

(ANSA) - SARAJEVO, 5 GIU - L'Unesco inviera' in Bosnia, a Visoko, un team di esperti per aiutare il progetto di ricerca riguardante la presunta prima piramide europea e stabilire ''di che cosa esattamente si tratta''. Lo ha annunciato il direttore generale dell'organizzazione dell'Onu, Koitchiro Matsuura, in un' intervista al quotidiano di Sarajevo Dnevni Avaz.
Secondo le tesi di un ricercatore indipendente, Semir Osmanagic, ritenute impossibili dagli archeologi 'ufficiali', la valle di Visoko, una trentina di chilometri a nord di Sarajevo, nasconderebbe tre piramidi, da lui chiamate del Sole, della Luna e dei Draghi, costruite da una civilta' scomparsa, del tutto simili a quelle egiziane o del Messico.
Un geologo egiziano, Aly Abd Barakat, inviato in Bosnia dal governo del Cairo, ha dichiarato che le colline presso Visoko sono ''vere piramidi di eta' incerta che hanno i lati orientati verso i quattro punti cardinali, costruite con materiali naturali ma lavorati e posati dall'uomo''.
Tra le lastre di pietra portate alla luce nelle ultime settimane, sul lato nord della collina di Visocica, e che formerebbero la gradinata della Piramide del Sole, e' stato ritrovato un collante, ha detto il geologo egiziano, dello stesso tipo di quelli usati per la costruzione delle piramidi in Egitto.
Stesso collante e stesse lastre di pietra arenaria rettangolari sono state portate alla luce anche sulla collina di Pljesevica, che nasconderebbe la Piramide della Luna.
Gli scavi, su iniziativa di Osmanagic, che dirige una fondazione per le ricerche, sono iniziati sette settimane fa dopo alcuni sondaggi e riprese aerospaziali compiute l'anno scorso. Secondo le riprese aeree, i vertici delle tre colline che nasconderebbero le piramidi formano un preciso triangolo e sono collegati tra loro da un sistema di gallerie sotterranee.
(Fonte: ANSA)

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